sabato 5 novembre 2011

La Francia verso l'austerity

Lunedi 7 novembre, François Fillon, primo ministro francese, dovrebbero far conoscere le nuove misure di risparmio promesse da Nicolas Sarkozy per ridurre il deficit del bilancio 2012. Il Primo Ministro ha tenuto una conferenza stampa, mercoledì, dopo la riunione di gabinetto, che ha sostituito il Consiglio dei ministri annullato per la preparazione del G20, e ieri venerdì le misure di austerity sono state confermate da Sarkozy a Cannes. François Fillon, oggi, potrebbe sollevare il velo durante un discorso a Morzine, Haute-Savoie. La previsione di crescita per il 2012 è stata ridotta la scorsa settimana dall'1,75% al 1%. Il governo dovrà trovare circa 8 miliardi di € per centrare i suoi obiettivi di riduzione del disavanzo. Il governo ha intenzione di fare ulteriori risparmi tagliando le spese, oltre che aumentare le entrate con l'aumento delle tasse. Ci sarebbe un supplemento di imposta su i grandi gruppi societari, già a dicembre. "Ho chiesto di non moltiplicare le misure e di dare la priorità a quelle che rafforzeranno la competitività", aveva dichiarato il Capo dello Stato, il 27 ottobre. L'aumento dell'IVA, a sua volta, si dovrebbe concentrare su ristoranti, alberghi e ristrutturazione alloggi, ora soggetti a un'aliquota ridotta al 5,5%, queste aree potrebbero subire un nuovo tasso intermedio al 7% (o 9%) con un reddito aggiuntivo di almeno 1 miliardo di €. Nicolas Sarkozy ha escluso un aumento generale dell'IVA, che "possa modificare il potere d'acquisto, consumo e sarebbe ingiusto", citando uno "stato d'animo convergente" con la Germania. Chiaramente giocando la carta di austerità fiscale, la Francia spera di controllare il suo deficit, calmare i mercati e, naturalmente, mantenere la sua tripla "A" dalle agenzie di rating. Per la cronaca, il deficit di bilancio dovrebbe essere di circa 81 miliardi di € nel 2012, contro 95,7 miliardi di quest'anno. Inoltre, il deficit dovrebbe passare dal 5,7% di quest'anno, al 4,5% nel 2012 e al 3% nel 2013.

venerdì 4 novembre 2011

La Commerzbank e il debito sovrano greco

La seconda banca tedesca ha registrato una perdita netta di 687 milioni di euro nel terzo trimestre, appesantita da quasi 800 milioni di euro di svalutazioni sui suoi titoli di Stato greci. E' impegnata per il 2012 a raggiungere il suo obiettivo di 4 miliardi di utili imponibili ante imposte. La principale causa: nuove massicce svalutazioni sul portafoglio di obbligazioni greche, proprio mentre in questi giorni al G20 di Cannes si discute del destino della Grecia nell'area dell'euro. La seconda banca tedesca ha ridotto del 52% (798 milioni) il valore di questo portafoglio in bilancio per far emergere un patrimonio netto di 1,4 miliardi di euro. Martin Blessing, CEO della banca, ha dichiarato che già dal secondo trimestre, le condizioni di mercato non avrebbero permesso di raggiungere questo obiettivo. La Commerzbank, di proprietà al 25% dallo Stato federale tedesco, ha un rapporto di capitale "hard" del 9,4% a fine settembre, ma dovrà adottare misure per ottenere le conformità alle nuove esigenze di capitale fisso alla fine di ottobre dal regolatore europeo EBA bancario. "Possiamo raggiungere il rapporto di capitale richiesto, per esempio, riducendo le attività rischiose in alcune aree non strategiche, con la vendita di attività non strategiche e mantenere i profitti e non abbiamo intenzione di utilizzare il denaro pubblico", hanno dichiarato funzionari della Commerzbank. Un modo per mostrare un capital ratio più robusto è ridurre la propria attività di rischio. Così, la sua sussidiaria dei mutui Eurohypo, oggi in difficoltà, dovrà "temporaneamente fermare" qualsiasi nuova attività. La banca nel suo insieme rinuncerà, temporaneamente, ad ogni nuova attività di credito in paesi esterni a Germania e Polonia, che sono i suoi due mercati chiave. La banca continuerà inoltre ad alleggerire il portafoglio di titoli obbligazionari dei paesi cosiddetti "PIIGS" (Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia, Spagna). Dall'inizio dell'anno, la sua esposizione verso questo gruppo di paesi è stato ridotta del 20%, raggiungendo i 13 miliardi di euro. L'Italia pesa in questo set per 7,9 miliardi di euro.

giovedì 3 novembre 2011

L'Euro è la priorità

Una breve lettura dei quotidiani oggi in edicola nel mondo, tutti o quasi tutti scrivono degli sforzi che i governanti europei stanno mettendo in atto per difendere l'euro.

THE WALL STREET JOURNAL - In apertura, "Pressione sulla Grecia al G20".

THE GUARDIAN - "Un nuovo patto per la Grecia: vota ‘sì' o non ti diamo i soldi".

THE INDEPENDENT - In apertura, "L'ultimatum dell'eurozona alla Grecia: dentro o fuori" .

THE DAILY TELEGRAPH - "La Grecia verrà tagliata fuori in caso di esito negativo del referendum".

FINANCIAL TIMES - In apertura, "L'Europa aumenta il pressing sulla Grecia".

LE FIGARO - In apertura, "Sarkozy e Merkel mettono la Grecia con le spalle al muro". LIBÉRATION - In apertura, "Crisi dell'euro, il G20 triste". In alto, "G20, Atene viene richiamata all'ordine".

Il vertice del G20 inizia ufficialmente oggi a Cannes, la priorità è l'euro, non la Grecia: stavolta Sarkozy e la Merkel sono impegnati al massimo per salvare l'Euro e la loro faccia dai ritardi con cui hanno affrontato la vicenda greca e la speculazione che le grandi banche franco-tedesche hanno fatto con il debito sovrano greco, guadagnando sugli interessi e tentando oggi di scaricare sui paesi dell'Unione Europea, le perdite di un eventuale default greco. Con una popolarità in caduta libera, incalzato dai socialisti e dal loro candidato per le presidenziali di primavera, Francois Hollande, pressato da scandali e dai francesi depressi dalla crisi, Nicolas Sarkozy contava sulla presidenza di questo G20 per risalire la china della popolarità e lustrare di nuovo la sua immagine diventata sfocata. A mettergli per ultimo il bastone fra le ruote è stato Georges Papandreou, il primo ministro greco che a 24 ore dall'evento di Cannes gli ha fatto lo sgambetto annunciando il referendum che rimette tutto in discussione. E così, Sarkozy ha convocato tutti per una vigilia di fuoco sulla Costa Azzurra, presentandosi prima alle autorità istituzionali europee e del FMI, poi anche a Papandreou stesso, come irriducibile difensore della moneta europea insieme con la cancelliera Angela Merkel. La Merkel è stata durissima, anche più del presidente francese. L'aut aut ai greci della cancelliera è stato chiarissimo, "se i greci ci stanno bene, altrimenti la nostra priorità è l'euro", ha tuonato. Dura, senza fare una piega e senza innervosirsi. Il carattere ha invece tradito ad un certo punto la stanchezza e il nervosismo del capo dell'Eliseo, che alla domanda di un giornalista sul rischio di una catena di paesi che escono dall'euro se la Grecia viene mollata, ha risposto: "adesso che volete dire? Che noi siamo decisionisti? Il problema dell'Europa non è che ha troppa leadership, è che ne ha poca...". Sarkozy, anche in questa occasione, ha ribadito quello che è il pensiero di buona parte della società francese e non solo di quella nazione: "il popolo greco è libero di decidere quello che vuole anche di suicidarsi, ma i responsabili della stabilità nell'eurozona la devono difendere". E ancora: "non lasceremo distruggere l'Euro, non lasceremo distruggere l'Europa". Accenti duri, facce scure, insistenza su una "situazione grave", sul "momento difficile". L'Europa con il suo autoproclamato "motore" perde colpi, i conducenti stanno provando a dare una sterzata. E il G20 non è ancora cominciato.

mercoledì 2 novembre 2011

La Grecia deve decidere il suo futuro

Secondo il quotidiano francese Le Monde, citando fonti dell'Elyseo, il presidente francese Nicolas Sarkozy e il cancelliere tedesco Angela Merkel durante la loro riunione hanno chiamato a Cannes, il primo ministro greco Papandreou, domani pomeriggio prima dell'inizio del vertice del G-20. Il messassio che i leader europei hanno inviato al primo ministro greco è che si rifiuteranno di rinegoziare l'accordo per l'assistenza finanziaria alla Grecia e che gli aiuti di emergenza pari a 8 miliardi di euro saranno bloccati fino a quando Atene non avrà ratificato il suo impegno ad attuare gli adeguamenti necessari. Di fatto è stata la risposta all'annuncio del primo ministro greco, George Papandreou, d'indire un referendum sui termini del piano di salvataggio. All'incontro saranno inoltre presenti il direttore generale del Fondo monetario internazionale, Christine Lagarde e i rappresentanti delle istituzioni dell'UE, compreso Mario Draghi, neo-presidente della BCE. L'erogazione di 8 miliardi di euro, che corrisponde alla sesta tranche del piano di salvataggio, approvato in prima istanza nel maggio 2010, è ratificato il 21 ottobre dai ministri delle Finanze della zona euro, dopo diversi ritardi a causa della resistenza di Atene a realizzare i tagli richiesti era stato programmata per essere erogata a metà novembre. Dopo l'annuncio del referendum, l'Unione europea e il Fondo monetario internazionale hanno dichiarato "inimmaginabile" pagare per questi aiuti. La Francia ritiene che le autorità greche saranno senza fondi alla fine di dicembre e questa operazione sarà utilizzata per raddoppiare le pressione su Papandreou. Il messaggio è che se, come sembra si andrà avanti con i piani di consultazione, a tutto gas, i tempi di convocazione del referendum potranno essere anticipati al mese di gennaio o addirittura già a dicembre. I leader europei chiederanno al presidente greco se la questione per i cittadini greci sarà anche il desiderio di lasciare l'euro. Quindi, il problema non è una UE ora paralizzata incapace di risolvere i loro problemi, ma è di un paese che rifiuta l'uscita che gli viene offerta. "Non possiamo impedire ai Greci di suicidarsi", ha detto un diplomatico francese che non desidera essere citato.

martedì 1 novembre 2011

Scende il petrolio, sale la febbre dell'euro

Per il terzo giorno consecutivo, dopo che il primo ministro greco, George Papandreou, si è impegnato ad indire un referendum sul piano degli aiuti concordato con Bruxelles, il greggio è continuato a scendere. L'irritazione dei governi UE è scaturita dalla mancata consultazione del governo greco soprattutto per la prospettiva del fallimento del piano di salvataggio europeo, con conseguenze sino a questo momento non facilmente prevedibili. I futures sono scesi fino al 4,3%, dopo la decisione di chiamare al voto la popolazione. Sul pacchetto europeo il greggio era salito del 6,8% la scorsa settimana, il maggior balzo da febbraio. E' stato mostrato un rapporto in cui l'Index Cina Purchasing Managers è sceso per la prima volta in tre mesi nel mese di ottobre. Carl Larry, direttore dei derivati dell'energia e della ricerca della Brokerage LLC Blu Ocean con sede a New York ha dichiarato che "La debacle greca continua ad essere l'obiettivo principale, si sta cercando una riduzione del rischio su tutta la linea a causa delle preoccupazioni su quello che accadrà in Europa". Il petrolio greggio, per consegna dicembre, è sceso di 2,57 dollari, pari al 2,8%, a 90,62 $ al barile stamani sul New York Mercantile Exchange. Il Brent, per consegna dicembre, è sceso di 2,25 $, o del 2,1%, a 107,31 $ al barile sull'ICE Futures Europe exchange di Londra. Il referendum di Papandreou rischia di spingere la Grecia in default se il piano viene respinto dagli elettori. Un sondaggio pubblicato il 29 ottobre ha mostrato che la maggior parte dei greci ritengono che ci sia bisogno di un accordo su un pacchetto di salvataggio con regole nuove e ritengono che una svalutazione del debito sia negativa. Fitch Ratings ha detto in un comunicato di oggi che un rifiuto del dialogo UE-FMI sul piano di aiuti "potrebbe aumentare il rischio di un default forzato e disordinato del debito sovrano" e solleva la possibilità che la Grecia lasci la zona euro. L'euro è sceso dell'1,8% a 1,3609 dollari, il livello più basso dal 12 ottobre. Un euro debole e un dollaro forte riducono l'appeal delle materie prime come investimento."L'azione greca e la reazione del mercato sottolineano l'instabilità della moneta unica", ha detto Stephen Schork , presidente di Schork Group Inc. a Villanova, Pennsylvania. "Il mercato era troppo entusiasto per l'accordo della scorsa settimana. La festa è finita e ora abbiamo a che fare con la sbornia". L'annuncio della Grecia giunto "di punto in bianco, è sorprendente e molto rischioso," ha dichiarato in un'intervista telefonica Norbert Barthle, membro della commissione bilancio del parlamento in quota Unione Cristiano-Democratica, lo stesso partito del cancelliere tedesco Angela Merkel Unione Cristiano-Democratica. L'Index 500 di Standard & Poor è sceso del 2% a 1,228.73, e il Dow Jones Industrial Average (INDU) è caduto dell'1,7% a 11,751.31.

domenica 30 ottobre 2011

La Cina nell'EFSF? Avanti piano con giudizio

La Cina ha dichiarato venerdì di essere in attesa di chiarimenti prima d'impegnarsi ed investire nel nuovo meccanismo del fondo di stabilità europeo. Klaus Regling direttore del Fondo europeo di stabilità finanziaria (EFSF), è in visita in Cina sulla scia dell'annuncio di un accordo anti-crisi in Europa che prevede di rafforzare le capacità di azione di EFSF. L'area dell'euro ha deciso, al vertice di Bruxelles di mercoledì e giovedi scorso, di moltiplicare la potenza di fuoco del EFSF per i paesi in difficoltà, Italia e Spagna comprese. La sua capacità di risposta potrebbe aumentare fino a 1.000 miliardi di €. Come parte dell'accordo, i grandi paesi come la Cina potrebbero partecipare alla creazione di un "veicolo speciale" - struttura progettata ad hoc per gestire i portafogli finanziari di un processo di cartolarizzazione. "Ho avuto contatti con le autorità cinesi, che sono regolari acquirenti di obbligazioni EFSF" ha detto Regling , aggiungendo che l'Asia ha acquisito il 40% dei fondi obbligazionari di quest'anno. Le "riserve di valuta estera della Cina stanno aumentando ogni mese, quindi c'è una necessità d'investimenti "ha continuato Regling per le riserve della Cina che ammontano a 3200 miliardi di dollari. Il vice ministro delle Finanze cinese Zhu, in una conferenza stampa alla presenza del leader cinese Hu Jintao, che sarà presente al G20 di Cannes la prossima settimana, ha dichiarato che "Dobbiamo aspettare i dettagli tecnici al fine di vedere chiaro e intraprendere studi seri prima di decidere su un investimento. Il Financial Times, citando una fonte governativa ha detto a Pechino che la Cina avrebbe venerdì preso in considerazione un investimento "tra i 50 ei 100 miliardi di dollari" per aiutare l'area dell'euro a contrastare la crisi del debito pubblico. Secondo la televisione di stato cinese, il presidente cinese spera che l'accordo di Bruxelles possa contribuire alla ripresa economica dei paesi europei. Secondo una fonte vicina ai negoziati sulla crisi europea, la Cina e i paesi del BRIC vogliono il coinvolgimento del Fondo Monetario Internazionale, a cui si affidano per le sue competenze e il quadro giuridico. I cinesi hanno già comprato più di 500 miliardi di dollari di debito dei paesi europei, secondo le stime dagli economisti. La Cina spera anche di aver presto accesso allo status di economia di mercato dell'Organizzazione mondiale del commercio (OMC) per il momento impedito dall'Unione europea (UE) e dagli Stati Uniti e che hanno frapposto alcune barriere. Soprattutto, spera di ottenere garanzie per l'acquisto di debito sovrano europeo. L'UE ha il vantaggio di essere un contrappeso all'egemonia americana. E' anche il primo partner commerciale della Cina, che ha molto da perdere se dovesse cadere in una nuova recessione.Infine, la Cina, negoziatore esperto, vuole avere dividendi da partecipazioni politiche. L'intenzione cinese non potrebbe essere più esplicita. Al World Economic Forum di Dalian metà ottobre (il Davos in Cina), il premier Wen Jiabao ha suggerito agli europei di "dimostrare la loro sincerità" concedendo alla Cina lo status di economia di mercato prima del previsto, cioè vale a dire nel 2016. La Cina sperava in "una svolta" al vertice Cina-UE che avrebbe dovuto essere tenuto a Tianjin il 25 ottobre, ma è stata rinviato a causa della maratona del debito. E' molto difficile per i cinesi capire perché, dopo trent'anni di riforme, la Cina non ha ancora lo status di economia di mercato, ha dichiarato un diplomatico della delegazione al Forum citato sopra. "Gli stranieri pensano che i cinesi sono un pezzo unico, c'è invece un'opinione pubblica in Cina, e i cinesi lo vedono come un trattamento ingiusto, una incapacità di riconoscere i progressi del loro paese.

Auto elettrica, prima vittoria Renault

La Renault, venerdì 28 ottobre, si è aggiudicata una commessa da più di 15.000 veicoli elettrici, da parte dello Stato francese, di aziende private ed enti locali scavalcando la PSA Peugeot Citroën alla quale andrà un secondo lotto di 3.074 per la sua piccola auto Peugeot Ion. La Renault consegnerà 15.637 Kangoo ZE per un periodo di quattro anni. E' previsto un terzo lotto per quattro o cinque città, che non è ancora stato assegnato. La Renault ha vinto il primo lotto di un bando di gara avviato nel 2009 dalle autorità pubbliche, che ha invitato le Poste francesi con il suo presidente Jean-Paul Bailly, a formare un gruppo di acquisto di grandi aziende interessate ad acquisire veicoli elettrici. I 15.637 modelli ZE Kangoo sono stati ordinati da 19 aziende francesi che hanno partecipato al bando di gara, e gli acquirenti principali sono stati le Poste con 10.000 veicoli,il FESR con 1.500, l'UGAP con 1200, Veolia Environnement con 510, GDF-Suez con 450, e 330 per Spie. Questo annuncio è stato tempestivo per la Renault, che ha fatto molto affidamento sul Kangoo ZE elettrico che fa parte della prima serie di furgoni full-elettrici, ed è disponibile su ordinazione in Francia in tutta la rete Renault dal 30 settembre. Il prezzo del veicolo è di € 20.000 IVA escl. (prezzo unico europeo). La cifra indicata è al lordo degli incentivi statali. In alcuni Paesi, come ad esempio la Francia, il Kangoo ZE potrà essere proposto a € 15.000 grazie al superbonus ecologico del Governo. Inoltre c'è un contratto per noleggio batteria: A partire da € 75, IVA escl., al mese (15.000 km/anno per 48 mesi, assistenza alla mobilità inclusa). I costi di utilizzo, che comprendono il noleggio della batteria, la ricarica elettrica e la manutenzione (in base ai chilometri percorsi), sono del tutto analoghi a un veicolo a motore termico di categoria equivalente e risultano molto vantaggiosi a chilometraggi superiori a 15.000 km annuo.La vettura elettrica stupisce per le accelerazioni brillanti, grazie alla disponibilità immediata della coppia massima. Lo stile di guida elettrico è vicino a un'esperienza al top, perché è fluido e rilassante, senza cambi di rapporto. Costi di esercizio: Un pieno con 2 euro, costi di manutenzione ridotti; fiscalità vantaggiosa, in caso d' incentivi disponibili.

sabato 29 ottobre 2011

Export del vino italiano a gonfie vele

Secondo le statistiche della Coldiretti il vino italiano si vende all'estero in quantità maggiore che in Italia. Dall'analisi emerge come nel 2010 siano stati esportati 21,5 milioni di ettolitri di vino a fronte di un consumo nazionale di 21 milioni di ettolitri. "Lo storico sorpasso - sottolinea la Coldiretti - si consolida anche nel 2011 con gli acquisti familiari che sono risultati in calo in quantità dell'1% mentre le esportazioni sono in crescita addirittura del 16% nel primo semestre del 2011". Notizie non troppo buone arrivano per gli appassionati del vino novello: per la produzione 2011 si attende un calo del 20% rispetto allo scorso anno e il vino novello dell'ultima vendemmia di quest'anno supererà di poco le 6 milioni di bottiglie. Questa stima è stata effettuata sempre dalla Coldiretti che addossa la colpa della riduzione della produzione più contenuta degli ultimi 60 anni in parte all'effetto-clima, ma anche in parte, alla perdita di appeal del "novello", i cui tappi potranno saltare dalla mezzanotte di sabato 5 novembre. Secondo alcune associazioni di consumatori i prezzi al dettaglio di questo prodotto di nicchia hanno raggiunto quotazioni particolamente elevate, anche nella grande distribuzione, che non tengono il conto dei tempi brevissimi che trascorrono tra produzione e immissione nel mercato, con costi d'immagazzinamento ridotti .

giovedì 27 ottobre 2011

Vertice UE: Angela Merkel prende il controllo

A Berlino, il nuovo epicentro della politica oltre che dell'economia dell'Europa, il cancelliere tedesco, Angela Merkel, ieri ha messo a punto gli ultimi ritocchi alla sua dichiarazione ricevendo il consenso massiccio del Bundestag sul nuovo plafond del "bazooka" - il fondo di salvataggio o EFSF, che dovrà salvare l'Europa da una ripresa della crisi del debito sovrano. Questo problema ha pesato sui poteri dei leaders della UE che avevano bisogno di affermare il primato della politica sulle vendite in borsa a volte convulse, a volte allo scoperto. Gli altri leaders europei avevano le loro gatte da pelare. Berlusconi ha tentato con una lettera d'impegni di tirarsi fuori dai guai, Sarkozy è stato lasciato solo con la sua preoccupazione di perdere la famosa tripla A, e Cameron è fuori, ai margini, vista la non partecipazione della Gran Bretagna all'Eurozona. A Bruxelles, nell'edificio Justus Lipsius, di marmo rivestito, sede attuale del consiglio dei ministri, i funzionari UE, opportunamente schierati da un funzionario italiano del Tesoro, Vittorio Grilli - avevano iniziato una nuova sessione del loro tortuoso, spesso aggressivo contatto con i principali banchieri su come ridurre il debito della Grecia e consentire un secondo pacchetto di salvataggio per andare avanti. Mentre il cancelliere tedesco stava vincendo, con la sua martellante maggioranza, diplomatici, funzionari e giornalisti sono stati riuniti nel grande atrio del Justus Lipsius. Questa poteva essere un'occasione per l'Eurozona per far capire al mondo finanziario che un accordo era nell'aria. E infatti sia pure alle 4 del mattino di oggi l'accordo su tutta la linea si è trovato, su tre punti qualificanti. Riduzione del debito della Grecia del 50% in remissione pari a 100 miliardi di euro che sarà supportato da investitori privati e istituzioni finanziarie nella stragrande maggioranza. Le banche europee dovranno aumentare il loro livello di capitale primario (Tier 1) al 9% entro giugno 2012 e dovranno rivedere la valutazione del debito sovrano ai prezzi di mercato del 30 settembre. Questo è un temporaneo adattamento ad una situazione eccezionale. Il Fondo di stabilizzazione avrà un capitale di 1.000 miliardi di € anzicchè 440. Oggi le borse di tutto il mondo hanno risposto con slancio alla nuova situazione facendo toccare all'euro 1,41 contro dollaro. Gli indici azionari americani si sono allineati all'euforia dei listini azionari europei, che hanno brindato all'accordo raggiunto per salvare l'euro, con rialzi del 5%, stessa percentuale di aumento delle borse europee. Inoltre il dollaro debole e la forza dell'euro hanno incoraggiato gl'investitori a prendere posizioni al rialzo sul prezzo del petrolio, che è rimbalzato su entrambi i lati dell'Atlantico. Brent, il punto di riferimento in Europa, di quasi $ 3 livelli avvicinandosi ai 112 dollari al barile, mentre il barile Texas occidentale, il petrolio di riferimento americano, ha avuto sbalzi di $ 2,5 e approcci ai $ 3 toccando i 94 $. E' rimasto invece stabile l'oro sopra $ 1.700, dopo l'incertezza generata nei giorni prima del vertice europeo. Alle contrattazioni a New York ha aperto a 1720 $.

mercoledì 26 ottobre 2011

L'Europa Last minute

In questi giorni tutto il mondo sta a guardare le riunioni a raffica dei vari leaders dei 27 paesi dell'UE, nell'attesa che trovino dei punti d'incontro per cercare una via d'uscita della crisi del debito dell' Eurozona, i rischi sono che il vecchio continente non riesca a tirarsi fuori da una recessione mondiale scoppiata tre anni fa come crisi del sistema bancario USA e dove, con una Germania relativamente forte, la Governance europea non riesce a trovare un terreno comune per un rilancio economico. Nella saga infinita UE, conosciuta anche come la crisi della zona euro, abituati come siamo da una stampa che tutto carica di emozioni e di alta tensione, il disaccordo è costante e sempre fonte di nuove sorprese. Ma la novità è altrove: ed è l'attenzione che il resto del pianeta sta riversanso sul Vecchio Mondo. Negli ultimi giorni, i politici degli Stati Uniti, Cina, Giappone e Singapore, anche, per non parlare del Fondo Monetario Internazionale, continuano ad esprimere la loro preoccupazione, ed esortano gli europei a trovare una via d'uscita dalla crisi del debito. Se non riescono a farlo, Parigi e Berlino hanno un reale motivo di temere, come Washington, Pechino e Londra che il prossimo incontro del G20 a Cannes si trasformerà in un pubblico processo all'euro, con la preoccupazione da qualche parte espressa che inizi il conto finale per la valuta. Come si è arrivati a questo punto? Nella ultime due settimane, la crisi ha avuto un punto di partenza con la Grecia, poi anche le incertezze su Italia e Spagna. In realtà, l'intera economia, è stato fatta a pezzi e gettata nel panico. Come nel 2008, la confusione è iniziata nel settore finanziario e negli investimenti truffa. Il rimpatrio dei dollari americani da parte degli investitori ha minato il lavoro dei loro colleghi d'oltreoceano. I giri viziosi delle grandi banche, magari acquisendo risorse dalla FED o dalla BCE a tassi molto bassi per rigirarli in acquisti ad alto rischio, ma con dividendi altissimi, nel momento in cui il circolo vizioso si è interrotto hanno evidenziato i guai che tale politica ha nascosto. Negli ultimi 18 mesi, promesse di soluzioni "globali e sostenibili" sono state fatte talmente tante volte che la fiducia del mercato è evaporata. C'è una grande differenza tra la Germania e la sua capacità finanziaria di farsi in parte carico del problema e la Francia con le finanze pubbliche indebolite dalla sua Governance, anche se tali differenze sono nascoste dietro le quinte o nei bilanci delle grandi banche nazionali che hanno in pancia tanti titoli di stato in pericolo di default, da mettere in pericolo il debito sovrano francese se lo stato se ne dovesse far carico. Su un solo punto sino a questo momento i due paesi hanno trovato un accordo per prevenire la diffusione del contagio ed è sulla ricapitalizzazione delle banche (108 miliardi di euro) e la cancellazione di una parte del debito della Grecia (circa il 50%). E, infine, un accordo su Berlusconi per costringerlo ad agire e seguire o lasciare il potere.