New York - Il prezzo del petrolio stamani a New York dopo l'apertura della borsa, si è indebolito a causa degli indicatori economici misti degli Stati Uniti e dalla Cina, i due più grandi consumatori di petrolio greggio nel mondo. Il barile "light sweet crude" (WTI) per consegna nel mese di agosto è caduto di 86 centesimi a 105,09 dollari al New York Mercantile Exchange (NYMEX). Secondo quanto ha dichiarato Bart Melek di TD Securities così il mercato ha reagito ai dati non eccelsi comunicati dalla Cina facendo capire che la crescita della domanda di energia nel Paese non sarà così forte come si sperava. Pechino ha infatti svelato stamani che un rallentamento della crescita economica al 7,5% nel secondo trimestre è in linea con le aspettative, ma continua a mostrare segni di rallentamento, tra cui una fase di debolezza del settore manifatturiero nel mese di giugno, ha aggiunto l'analista. L'aumento della produzione industriale in Cina è rallentata il mese scorso al 8,9% anno su anno, contro il 9,2% di maggio, ha riferito il National Bureau of Statistics (NBS). Gli ultimi dati sulle vendite al dettaglio negli Stati Uniti hanni deluso gli investitori.Secondo i dati diffusi dal Dipartimento del Commercio, c'è stato un rallentamento della crescita nel mese di giugno dello 0,4%, mentre gli analisti si aspettavano vendite più dinamiche. E se si esclude benzina e vendite auto, l'indice delle vendite al dettaglio rivela una flessione anche molto leggera pari allo 0,1%.Questi dati contrastanti tra le due più grandi potenze economiche del mondo, hanni spinto gl'investitori a monetizzare gran parte dei guadagni maturati venerdì, secondo il parere di Matt Smith di Schneider Electric. Incoraggiati da segni di maggiore attività negli Stati Uniti, per il forte calo delle riserve di petrolio di questo paese e per la crisi politica in Egitto, i prezzi del greggio ultimamente avevano subito significativi aumenti.
lunedì 15 luglio 2013
Cala il prezzo del petrolio a New York dopo i dati di Cina e USA
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giovedì 27 giugno 2013
Il "fallimento ordinato" delle banche
Bruxelles - Finalmente una buona notizia per i cittadini europei vessati dai meccanismi che consentono ai banchieri di scaricare sugli Stati i loro errori. Dopo due notti di negoziati i ministri delle finanze della Ue hanno raggiunto un accordo sul meccanismo di 'fallimento ordinato' delle banche che consente di evitare che a pagare per gli istituti in difficoltà siano gli Stati, spesso rischiando il collasso come nel caso di Cipro. Il ministro dell'economia italiano Fabrizio Saccomanni al termine dell'Ecofin ha commentato su twitter "È un buon compromesso nella direzione dell'unione bancaria, contribuisce a spezzare il circolo vizioso tra rischio sovrano e rischio bancario", ha poi spiegato come il meccanismo definito oggi sia "un sistema di tutela dei risparmiatori che combina un quadro armonizzato con flessibilità necessaria a tener conto di specificità nazionali". In pratica si è trovato un compromesso tra chi come Francia e Gran Bretagna volevano più flessibilità, cioè la possibilità di scegliere da soli a chi far pagare il conto delle banche che falliscono, e quelli come la Germania che invece volevano regole uguali per tutti.Secondo il ministro irlandese Micheal Noonan, l'accordo "ci porta dal 'bailout' al 'bail-in'", ovvero dal salvataggio da parte degli Stati alla suddivisione delle perdite all'interno della banca stessa, "tutelando così i contribuenti". In base al meccanismo definito, quando una banca fallisce, a rimetterci saranno in prima battuta gli azionisti, poi gli obbligazionisti meno assicurati, e infine i depositi, fatti salvi quelli sotto i centomila euro che sono garantiti da una direttiva europea. Soddisfatto anche il commissario Ue al mercato interno Michel Barnier, autore della direttiva originale, che ora vuole anche il via libera del Parlamento Ue entro l'anno. L'accordo rafforza la stabilità finanziaria in Europa, è stato il commento degli operatori economici.
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venerdì 14 giugno 2013
Verso la fine della bolla economica provocata dal "quantitative easing"
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sabato 8 giugno 2013
Cala l'export della Cina
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domenica 2 giugno 2013
Il petrolio da scisti bituminose preoccupa l'Opec
L'Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio (OPEC) si è riunito ieri a Vienna (Austria) per decidere se cambiare o no il suo obiettivo di produzione. Alla fine è prevalsa l'opinione generale, di lasciare le quote inalterate e di mantenere la produzione di 30 milioni di barili al giorno come tetto di produzione dei dodici membri. Questo livello "non influisce negativamente sulla ripresa dell'economia globale e lo riteniamo opportuno e giusto", ha detto il ministro dell'Energia degli Emirati Arabi Uniti, Suhail Al Mazroui, riassumendo la posizione del Arabia Saudita, Kuwait e Iraq. Il prezzo del Brent è stabile da diversi mesi a circa $ 100 al barile.I Paesi membri dell'OPEC hanno bisogno di questi prezzi elevati per finanziare le loro spese, ma gli investitori si chiedono quale sarà l'impatto del petrolio di scisto negli USA e nel mercato mondiale. "Come i russi, i paesi OPEC sono rimasti in deficit per lungo tempo. Poi hanno incominciato, dalla fine del 2012, a temere per il livello delle loro entrate quando hanno capito che non c'era solo il gas di scisto negli Stati Uniti, ma anche il petrolio", spiega Denis Florin, direttore associato del Consiglio Lavoisier. Lo scorso anno, la produzione di greggio negli USA è aumentata di 1 milione di barili al giorno raggiungendo quota 9,1 milioni,il maggior aumento mai registrato da un paese al di fuori dell'OPEC, come recentemente ha riportato l'Agenzia internazionale dell'energia (AIE). Gli Stati Uniti produrranno 11,9 milioni di barili al giorno nel 2018 sempre secondo l'AIE, con un incremento del 30% nel periodo che sottolinea che la maggior parte della crescita della produzione mondiale arriverà dagli Stati Uniti e dall'Iraq. Il boom degli Stati Uniti crea "tre paure nell'OPEC: la loro quota di mercato in volume, i prezzi e la geopolitica", ha detto Denis Florin. Le conseguenze possono anche variare in modo significativo da un paese all'altro. Il petrolio di scisto è un petrolio leggero ("tight oil luce") che può sostituire il petrolio della Nigeria", ha dichiarato Olivier Appert, Presidente di IFP e molto dipenderà anche dall'esito del dibattito negli Stati Uniti sulla autorizzazione ad esportare il proprio petrolio. Alcuni ritengono che sarebbe assurdo per gli USA esportare i proprio petrolio come materia prima, mentre con il basso prezzo interno sostengono la loro re-industrializzazione, ha dichiarato Denis Florin sottolineando che il margine è ancora grande prima che gli USA diventino autosufficienti - l'AIE stima che essi potrebbero diventare esportatori per il 2030. Al di là degli Stati Uniti e dell'olio di scisto, altri fattori potranno cambiare l'equilibrio. "Un allarmante segnale per l'OPEC è il rallentamento della crescita," secondo le dichiarazioni del giudice Olivier Appert.
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venerdì 31 maggio 2013
Ad AMSTERDAM per un WEEK END DI LUSSO nella patria di Van Gogh
E' un regalo giusto per un’ANNIVERSARIO ROMANTICO in un hotel in stile Giapponese a solo 189€ all' Okura Hotel 5 stelle in centro ad Amsterdam. Vi riportiamo i commenti degli utenti: “Un soggiorno da mille e una notte” - “Elegante ed accogliente, tram vicinissimo per centro e zona musei. Lounge bar favoloso” - “ECCEZIONALE!!!!” - “Okura hotel fantastico” - “Il miglior 5 stelle, gestito da Giapponesi!”
Descrizione struttura: Il lussuoso Hotel Okura è situato nel quartiere alla moda di De Pijp, a vicino dalla zona dei musei. Lo champagne-cocktail bar situato al 23° piano offre una magnifica vista sulla città di Amsterdam. Le moderne camere dell’Okura comprendono bagni in marmo e TV a schermo piatto. Sono decorate con colori caldi e presentano grandi finestre con vista sul caratteristico paesaggio urbano di Amsterdam. Il centro benessere, dotato di area fitness e piscina interna, offre la cornice ideale per rilassarsi dopo una giornata di visite turistiche o di lavoro. Nei giorni di sole, la terrazza sul lungofiume offre una splendida vista sull’Amstel. L’Okura Hotel ospita 4 ristoranti di alta qualità, due dei quali si fregiano dell’ambito riconoscimento Michelin: due stelle per la cucina francese del Ciel Bleu e una per quella giapponese dello Yamazato.
Il Coupon include: Sistemazione per 2 notte e 3 giorni al Okura Hotel 5 stelle con solo pernottamento.
Note: Disponibili quote speciali per famiglie e gruppi. - Eventuale volo richiedibile al momento della prenotazione. È possibile acquistare anche tramite bonifico bancario. Dettagli e acquisto coupon su www.quitepeople.it
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giovedì 16 maggio 2013
Singapore il nuovo eldorado bancario
Il nuovo paradiso fiscale si trova nell'Estremo Oriente, e si chiama Singapore. Uno studio della società londinese WealthInsight, specializzata in ricerche di mercato, sostiene che il Paese asiatico diventerà entro la fine del decennio la principale piazza off-shore del mondo. Il mercato di Singapore, limitatamente al private banking, è ancora piuttosto modesto rispetto a piazze europee come la Svizzera: 550 miliardi di dollari nel 2011 contro i 2800 delle banche svizzere, ma la crescita è rapida e travolgente, e ha reso la nazione asiatica il quarto centro finanziario del mondo. I motivi di questa preferenza sono semplici: i grossi investitori guardano ad Est in virtù dell'inasprimento delle legislazioni europee sul segreto bancario, che ha causato una "perdita di fiducia tra i ricchi investitori americani ed europei". Poi la forza del franco svizzero e dell'euro rispetto al dollaro, e le pressioni della UE in crisi verso i paradisi fiscali europei come la Svizzera, l'Austria, il Lussemburgo tese ad ottenere una fetta dei capitali lì depositati.Un ruolo, secondo lo studio, lo gioca anche l'inglese, lingua ufficiale a Singapore, che facilita il dialogo con i grossi clienti anglofoni. Lo scenario previsto entro il 2020 prevede un crollo delle attività nei paradisi fiscali europei pari a un terzo e un boom a Singapore che porterebbe questa città-stato in posizione egemone.
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venerdì 10 maggio 2013
Nuove regole OCSE sull'evasione fiscale
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venerdì 3 maggio 2013
Italia: appesantita dal debito secondo l'OCSE
L'Italia ha fatto molti progressi nel consolidamento fiscale e nelle riforme, ma resta vulnerabile dei mercati finanziari per il suo alto debito, ha avvertito ieri l'OCSE, mentre il nuovo governo italiano muoveva i primi passi. "Con un debito vicino al 130% del PIL, l'Italia resta vulnerabile ai cambiamenti di umore repentini dei mercati finanziari. Una riduzione significativa e sostenibile del debito pubblico è la priorità numero uno di bilancio" sono le osservazioni che l'Organizzazione ha scritto nella relazione presentata ieri a Roma. L'OCSE ha invitato il nuovo esecutivo a meglio controllare la spesa, a consolidare le riforme già attuate ed avviarne di nuove se ha intenzione di promuovere la crescita e la produttività, che sono le grandi debolezze italiane. La prima raccomandazione è stata quella di fare in modo d'invertire la tendenza al rialzo del rapporto debito/PIL, che ritiene possibile tramite il perseguimento di un bilancio in pareggio o leggermente in attivo, sostenuto dalla realizzazione di solide riforme per la crescita. L'OCSE, tuttavia, non prevede l'inversione di tendenza nelle proprie previsioni. Anzi, in un rapporto presentato ieri all'incontro con il governo italiano, ha previsto che nel 2014 il debito possa toccare il 134%, che potrebbe continuare a crescere in assenza di ulteriori tagli di bilancio o di privatizzazione. Il governo italiano uscente, nelle stime presentate nel mese di aprile, aveva dichiarato che il debito pubblico avrebbe raggiunto il picco del 130,4% del PIL nel 2013 per poi diminuire. Rilevando che la gestione delle finanze pubbliche e la salute del sistema bancario sono "altamente interdipendenti", l'OCSE suggerisce di spingere le banche italiane a proteggersi meglio aumentando ulteriormente i propri fondi rischi e incoraggiando la concorrenza nel settore finanziario. L'OCSE ha avvertito che l'economia, pur restando "molto lenta", dovrebbe comunque "emergere dalla recessione" e il rapporto prevede un calo del 1,5% del PIL quest'anno e una crescita pari allo 0,5% nel 2014. Prevedendo inoltre un deficit pubblico al 3,3% del Pil quest'anno e al 3,8% nel 2014. Inoltre l'organizzazione ritiene che per beneficiare delle riforme che sono partite alla fine del 2011, ci vorrà tempo perchè s'implementino nell'economia del paese data la debolezza della fiducia, il relativo lento recupero e la persistente necessità di un consolidamento fiscale.
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giovedì 2 maggio 2013
Tanto rigore: la ricetta del FMI
Oggi da Ginevra, il direttore del FMI Christine Lagarde, sulla scia delle proteste anti-austerità del 1 maggio, ha dichiarato, in una intervista alla TV Svizzera, che non vi sono alternative all'austerità. Per Lagarde, che attualmente partecipa ad un convegno nel Cantone di San Gallo, una sorta di "mini Davos" che riunisce ogni anno i rappresentati internazionali di alcune istituzioni finanziarie fra le più importanti, ha anche auspicato che gli sforzi attuali siano perseguiti. In un'intervista di 15 minuti, apparsa sul sito della RTS, Lagarde ha aggiunto che "la situazione è difficile", si devono rispettare "disciplina fiscale" e "promuovere iniziative di crescita" per aumentare "investimenti e occupazione." Poi ha aggiunto che una "politica di stimolo non può significare più debito." Rispetto alla situazione della Germania, il direttore del FMI ha dichiarato che il paese sta "raccogliendo i frutti della sua politica." Secondo Lagarde, al momento ci sono "tre tipi di economie nel mondo." La crescita più rapida nei paesi emergenti. Un secondo gruppo, che comincia a tornare a crescere, e che comprende Stati Uniti, Svezia e Svizzera. Infine, e poi c'è un terzo gruppo composto dalla zona euro e dal Giappone, che "fatica a trovare la via della crescita."
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