martedì 7 agosto 2012

EFSF: obbligazioni a tre mesi per la prima volta a tasso negativo

Il Fondo di emergenza europeo, l'EFSF, oggi martedì ha emesso obbligazioni a scadenza a tre mesi per la prima volta a tasso negativo con un'operazione effettuata attraverso la banca centrale tedesca che gestisce queste operazioni. L'EFSF ha venduto  titoli per 1,431 miliardi di euro al tasso medio del -0,0217%, ma ha ricevuto richieste per oltre € 4,590 miliardi pari a circa tre volte il quantitativo che poi è stato veramente collocato. Questa è la seconda volta dalla sua nascita che l'EFSF vende titoli ad un tasso negativo. Il primo, a metà luglio, per una scadenza a sei mesi. Un tasso negativo significa che gl'investitori sono disposti a ricevere alla scadenza una somma inferiore a quella che hanno pagato all'emittente il giorno del prestito. La crisi nella zona euro porta molti investitori a proteggere i propri investimenti a breve termine. L'EFSF prende in prestito soldi che poi presterà a un tasso maggiore ai governi che non possono più finanziarsi a tassi ragionevoli sul mercato a causa della loro difficoltà di bilancio. Tre sono i paesi interessati in questo momento (Grecia, Irlanda e Portogallo) e il fenomeno potrà presto interessare le banche spagnole.

domenica 5 agosto 2012

Crollo delle vacanze estive degli italiani

Poco fausto il mese di agosto per le partenze degli italiani, che vedono un crollo del 29,5% rispetto allo stesso mese del 2011. In questo periodo partiranno 15,4 milioni di italiani, contro i 21,9 milioni dell'anno scorso. La notizia è resa è pubblica da Federalberghi, che evidenzia anche un calo nel giro d'affari complessivo dell'estate del 22%. Il crollo  turistico di agosto è il riflesso di un'estate tutta col segno meno, dichiara Federalberghi: a giugno le partenze hanno fatto segnare una contrazione del 21,5% (da 8,4 milioni del 2011 a 6,6 milioni), allo stesso modo di luglio 2011 (-13%, a 10,9 milioni) e di settembre 2011 (-27,7%, a 3,6 milioni).Il presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca, ha dichiarato che a memoria di statistica non si era mai visto un calo così generalizzato e devastante di uno dei settori che potrebbe, se opportunamente supportato, rappresentare il primo volano per la ripresa economica del Paese.I numeri ci dicono, continua il Presidente  che quasi 6 italiani su 10 rimarranno a casa durante i mesi estivi.

mercoledì 1 agosto 2012

La crisi dei cereali, aumenti del 40%

Sono numerosi i paesi grandi importatori di cereali nel mondo che stanno ritardando gli acquisti. Tutto è iniziato con la siccità negli Stati Uniti, il più grande esportatore di mais, grano e soia, mai vista dal 1956. La mancanza di precipitazioni in Russia, la debolezza del monsone indiano e un eventuale ritorno di El Niño sono tutti timori che hanno alimentato la paura di una terza crisi alimentare in cinque anni. Come nel 2008 e nel 2011, quando l'alto costo del cibo aveva alimentato le rivolte della primavera araba. Il caldo di questi giorni, un pò in tutto il mondo, ha aiutato l'aumento dei prezzi alimentari che erano già del 40% superiori alla media dell'ultimo decennio, secondo la FAO. Nel mese di maggio, l'agenzia delle Nazioni Unite ha messo in guardia contro il rischio di disordini sociali nei paesi più svantaggiati. "Molti dei principali paesi importatori del Medio Oriente stanno ritardando gli acquisti, sperando che i prezzi cadano", notano gli analisti di Barclays a Londra. "Essi si troveranno costretti ad acquistare", aggiungono. A prezzi elevati. L'Egitto, il più grande acquirente di grano nel mondo, affronta la crisi grano con il suo nuovo governo entrato in carica il mese scorso e con i prezzi alimentari che sono già al galoppo ad un tasso annuo del 9,2%. A Ginevra, gli sguardi degli operatori si concentrano sull'entrata in gioco di GASC, l'Ufficio di Stato che cura circa la metà delle importazioni. Per ora, non ha ancora fatto un'offerta iniziale sulla mietitura del grano in corso. Ufficialmente, ciò è dovuto all'aumento del raccolto locale. "Secondo alcuni operatori, le sovvenzioni concesse ai grandi agricoltori locali hanno aumentato il fenomeno delle importazioni dell'Europa orientale, travestito da grano locale," Judge Siavosh in Agrinews Arasteh, agenzia di analisi di Ginevra del commercio del grano. Per ora, "gli importatori privati che hanno comprato il grano a prezzi inferiori prima dell'aumento, sono in grado di rifornire il mercato locale", ha detto quest'ultimo. L'esempio della Giordania, un altro paese in cui un'agenzia statale effettua acquisti, mostra come alcuni paesi sono stati sorpresi dall'improvviso aumento. I dati rivelano che Agrinews di Amman aveva comprato un mese fa, un carico di 50.000 tonnellate di grano a 309 dollari la tonnellata. L'8 luglio, un altro ordine è stato ritardato, in attesa delle notizie agricole dello stato di Washington sulla siccità. Il 19 luglio la Giordania ha finito per comprare due navi da carico. Ma a 343 dollari. "Dieci giorni fa, Amman ha annunciato che i prezzi locali per il frumento e l'orzo non aumenteranno, perchè la quota parte di cibo pagato dallo Stato sarà più importante, questo è stato il prezzo da pagare per evitare il malcontento delle persone che s'impoveriscono sempre di più", ha dichiarato il giornale specializzato Agrinews. La situazione è ancora più tesa in Siria, dove la siccità e la guerra civile minacciano il raccolto. Secondo la FAO, nel corso dei prossimi dodici mesi, le importazioni di cereali del paese raggiungeranno i 5 milioni di tonnellate. E'una volta e mezzo quelle dell'anno precedente. Mentre le sanzioni economiche complicano il trading. La siccità che sta colpendo molti Paesi del mondo, dagli Stati Uniti all’Europa, dalla Russia all’Australia, porterà non solo all’aumento dei prezzi dei cereali, ma anche di quello della carne e del pane. Per gli USA la siccità di quest’anno è la peggiore dal 1956, e ha fatto schizzare il prezzo del grano alla quota record di 8 dollari allo staio. Nel complesso il prezzo dei mangimi è aumentato del 25% dall’inizio da giugno. E a pesare sulla situazione complessiva è che non ci sono alternative. Per uno dei maggiori produttori di mangimi della Malaysia (che ha parlato al NYT sotto anonimato) si tratta di “una situazione molto dura per l’industria alimentare, e pensiamo che i prezzi resteranno alti per tutta la stagione. Anche i sostituti del mangime non saranno a buon mercato”.I raccolti australiani del 2011, da 29,5 milioni di tonnellate, sono stati colpiti dalle piogge. I mangimi di qualità più bassa hanno subito le conseguenze maggiori a causa della siccità, e così adesso la differenza con il prezzo dei mangimi di alta qualità si aggira intorno al 10 dollari a tonnellata. Solo alla fine dell’anno scorso la differenza era di 70 dollari. Anche le regioni del Mar Nero e del Sud America hanno combattuto con la siccità. Anche in Italia la siccità sta bruciando oltre 500 milioni di euro di produzione agricola e portando perdite alle coltivazioni mondiali che hanno fatto volare i listini dei cereali e saltare diverse consegne con conseguenze drammatiche per la disponibilità di cibo nei paesi più poveri. Solo negli Stati Uniti, la siccità ha bruciato 12 miliardi di euro nel settore agricolo e la raccolta di cereali è crollata anche in Russia e Ucraina a causa delle alluvioni. L’analisi della Coldiretti sui dati della Borsa merci di Chicago punta il dito su un aumento del 50% in un mese della quotazione del mais e del grano e del 30% per la soia dovuti al clima impazzito. Secondo la Fao nel 2012 ci saranno 23 milioni di tonnellate di cereali e 25 milioni di tonnellate di mais in meno.

martedì 31 luglio 2012

L'euro in recupero

Francoforte - Oggi 31 luglio  l'euro ha recuperato ed alle ore 15.00 è stato scambiato a 1,2313 dollari, contro 1,2245 dollari delle ultime ore di negoziazione europea di lunedì pomeriggio.
La Banca centrale europea (BCE) ha fissato il tasso ufficiale di cambio dell'euro 1,2284 dollari.

sabato 28 luglio 2012

Mercati finanziari in attesa nuova politica BCE

Ieri venerdì è riapparso il sole nelle varie Borse europee. L'Italia ha preso in prestito 8,5 miliardi di euro a 6 mesi a tasso nettamente inferiore (2,454% contro 2,957% del prestito precedente). Le borse del Vecchio Continente hanno chiuso tutte su valori positivi, che vanno dal 3,91% al 1,36% a Madrid a Zurigo. I rendimenti dei titoli spagnoli a 10 anni sono stati scambiati a 6,7% contro un massimo del 7,7% di mercoledì. E' bastata una dichiarazione ad invertire il trend negativo di questa settimana. Giovedì, il presidente della BCE, Mario Draghi, ha assicurato che era pronto a fare "tutto il necessario per proteggere l'euro". Poi ha  aggiunto: "Credetemi, questo sarà sufficiente ..." Poi venerdì, come un'eco, Angela Merkel e Francois Hollande hanno detto di essere "determinati a fare di tutto per proteggere la zona euro". Tutte dichiarazioni che hanno confortato gli investitori. Anche il Giappone e la Germania, hanno salutato le "parole magiche di Mr. Draghi" - come il titolo della stampa spagnola venerdì che ha contribuito a ristabilire la fiducia. Ma la ripresa durerà? Per Charles Wyplosz, professore di economia presso l'Istituto universitario, Mario Draghi ha avanzato le sue pedine. Si prepara il pubblico tedesco ad un intervento massiccio da parte della BCE. "E'stato considerato un tabù, ma l'UE ha raggiunto una fase in cui la sopravvivenza dell'euro è in gioco e il capo della BCE è pronto a utilizzare tutti i mezzi possibili per salvare la moneta unica." Resta da vedere se queste parole si tradurranno in azioni concrete in occasione della riunione della BCE del prossimo giovedi e quali saranno. Le armi nella mani della BCE sono tante e potenti. E' opinione comune che un allargamento degli spread, come si è avuto, nella prima parte della settimana, mette a repentaglio la stessa Eurozona, e senza azioni concrete, ci vogliono da 3 a 5 giorni perchè il mercato si accorga delle promesse mancate. Ma Draghi è persona di parola.

giovedì 26 luglio 2012

Draghi rassicura il mondo finanziario sull'euro, le borse salgono e gli spread scendono

Da Londra, ospite del premier britannico David Cameron, insieme ai colleghi della Banca d'Inghilterra, Mervin King, della Banca del Messico Agustin Carstens e del Brasile, Alexandre Tombini, il numero uno dell'Eurotower ha ricordato "i progressi straordinari compiuti dall'area euro negli ultimi sei mesi", un periodo turbolento che ha messo a dura prova la tenuta del sistema che ora, ed è il messaggio lanciato dalla capitale del Regno Unito all'indirizzo di Bruxelles e dei grandi paesi dell'eurozona, dovrà marciare più forte, ma soprattutto "più unito". In questo modo, il presidente della Bce, Mario Draghi, è riuscito oggi nell'intento di dare un pò di fiducia ai mercati. Poche parole ("siamo pronti a tutto per salvare l'euro") sono riuscite a rafforzare le borse e ad abbassare lo spread. Per quanto riguarda i titoli italiani il differenziale di rendimento è sceso sotto i 500 punti nel giro di 10 minuti dai 520 dell'apertura, per attestarsi sui 475 punti alle 13.30. La borsa di Milano è subito salita da un +0,60% ad un +2% per poi segnare un avanzamento vicino al 4%, nel primo pomeriggio. Madrid è salita fino a +3%. "L'euro è irreversibile e la Bce è pronta a fare tutto il necessario per salvare la moneta unica": Draghi ha poi ripetuto ancora una volta come "l'area euro è più forte di quanto non le venga riconosciuto" ed "è impensabile immaginare la possibilità che un Paese possa uscire dall'eurozona". Lo scudo antispeculazione (i cosiddetti firewall), ha aggiunto, "sono pronti a funzionare meglio che in passato", però è necessario uscire dalla frammentazione finanziaria", per arrivare ad una vera unione bancaria, finanziaria e fiscale, anche perchè, ha ricordato Draghi, il mercato interbancario tra i vari Paesi non sta funzionando al meglio". Comunque, prima o poi, "si arriverà alla condivisione della sovranità nazionale Ue".

mercoledì 25 luglio 2012

Germania: il clima di business in declino

Francoforte - Il barometro Ifo, aspettative aziendali in Germania, ha registrato un ulteriore calo nel mese di luglio, un segno che la crisi nella zona euro continua ad influenzare il morale degli imprenditori del paese, ma senza particolari preoccupazioni. L'Ifo si è attestato a 103,3 a luglio contro 105,2 punti del mese di giugno, ha annunciato oggi mercoledì un portavoce dell'omonimo istituto, confermando che questo è il suo terzo calo consecutivo e il livello più basso dalla metà del 2010. Il consenso degli analisti, convocate dal Dow Jones Newswires aveva previsto una leggera diminuzione dell'indice di fiducia a 104,5 punti. "La crisi dell'euro ha un effetto negativo più forte sull'economia tedesca", ha detto il presidente Ifo Hans-Werner Sinn in un comunicato. Il barometro Ifo deriva dall'aggregazione di due figure: le aspettative degli imprenditori per la situazione attuale, che si è deteriorata nel mese di luglio (111,6 contro i 113,9 punti del mese di giugno), dopo un lieve miglioramento lo scorso mese, e le aspettative degli imprenditori per sei mesi, che hanno continuato a deteriorarsi da 97,2 punti del mese di giugno a 95,6 punti nel mese di luglio. Queste cifre non rivelano alcune differenze tra settori. "L'Ifo mostra che la crisi del debito presenta anche rischi per la nostra economia", ma la situazione in Germania è "robusta", ha commentato un portavoce del ministero tedesco dell'Economia."Vediamo una buona possibilità che le nostre previsioni di crescita vengono realizzate", ha aggiunto. Il governo tedesco si aspetta un incremento dello 0,7% del PIL quest'anno, secondo le previsioni della banca centrale del paese che si aspetta un incremento dell' 1% o del 1,2% secondo OCSE. Christian Schulz, economista per la banca Berenberg, pur ritenendo che gl'imprenditori tedeschi ancora non mostrano segni di panico, mette in guardia però contro il fatto "che anche paesi come la Germania, con una economia fondamentalmente sana, potrebbero entrare in recessione se il calo della fiducia portasse gl'imprenditori a rinviare i loro investimenti e rimandare l'acquisto di abitazioni ".Per Catherine Stephan, BNP, questo deterioramento del Ifo "è coerente con l'evoluzione dell'indice PMI" delle attività del settore privato che si sono contratte anche in luglio, secondo i dati rilasciati martedì. Il dato positivo proviene dalle esportazioni che vanno meglio di quello che viene generalmente percepito, attraverso consegne ai paesi extra zona euro.

L'euro risale nei confronti del dollaro, ma resta sotto pressione

L'euro oggi ha proseguito la sua leggera salita rispetto al dollaro, dopo il calo netto degli ultimi giorni, ma è rimasto sotto pressione per il peggioramento della situazione economica della zona euro, dove la Spagna ha sempre più bisogno di un piano globale di salvataggio. Oggi nel primo pomeriggio, l'euro ha incontrato il dollaro a 1,2149 contro 1,2063 dollari di ieri sera. Martedì era sceso sino a 1,2043 contro dollaro, il livello più basso dal 10 giugno 2010. E' rimbalzato a 95,03 contro lo yen, rispetto ai 94,28 di martedì dove ha toccato 94,12, il livello più basso dalla fine del novembre 2000. Il dollaro è rimasto stabile nei confronti dello yen a 78,22 yen contro i 78,17 di martedì sera."Le preoccupazioni per Spagna, Italia, Grecia rendono fosche le previsione per la moneta unica, mentre l'euro rimane sotto pressione", ha osservato Valentin Marinov, analista di CitiFX. Nonostante un tentativo oggi di rimbalzo della moneta unica europea nei confronti del dollaro, occorre una cautela d'impostazione perchè il mercato è sempre più preoccupato dalla Spagna, i cui tassi sui prestiti a lungo termine sono rimasti ancorati sopra la soglia del 7,5% considerato insopportabile nel lungo tempo. Gli investitori temono che il paese sarà costretto a cercare un aiuto esterno, come hanno fatto Irlanda, Grecia e Portogallo, mentre i cattivi indicatori economici spagnoli si accumulano e il salvataggio delle sue banche non è sufficiente per rassicurare la situazione. Diverse regioni a corto di soldi potrebbero cercare il sostegno di Madrid, come già fatto Valencia e si appresta a fare la Catalogna come preannunciato ieri. La Grecia rimane al centro delle preoccupazioni. Il governo incontrerà questa settimana una delegazione di istituzioni creditrici del paese per discutere le riforme necessarie per sostenere il loro aiuto, e domani arriva il presidente della consiglio europeo Barroso. Anche i paesi più forti non sono impermeabili alla crisi, come ha mostrato l'agenzia di rating Moody che lunedì ha abbassato a "negativo" la prospettiva del debito di Berlino. Inoltre, il barometro del clima economico Ifo in Germania ha registrato un ulteriore calo in luglio a 103,3 punti contro i 105,2 punti nel mese di giugno, secondo i dati ufficiali rilasciati mercoledì. "Sembra che le aziende tedesche hanno finalmente aperto gli occhi sulla realtà della crisi nell'area dell'euro", e "l'immunità tedesca alla crisi della zona euro si sta chiaramente ammorbidendo "ha commentato Carsten Brzeski, analista di ING. Il Giappone, la cui moneta è considerata un rifugio sicuro in questi tempi economicamente difficili, si è allertato negli ultimi giorni avvertendo di un possibile intervento sul mercato dei cambi per far scendere il prezzo del denaro, che, per la sua forza, porta svantaggi agli esportatori giapponesi, che guidano la crescita del Paese. La sterlina britannica oggi è quotata nei confronti dell'euro a 78,43 pence, e a 1,5488 contro dollari. Il franco svizzero è rimasto stabile contro l'euro a 1,2010 franchi svizzeri ed è salito contro il dollaro a 0.9886 franchi svizzeri. L'oncia d'oro ha quotato 1587,50 dollari in asta ieri sera.
La valuta cinese stabile a 6,3885 yuan contro dollaro a fronte dei 6,3859 yuan di ieri.

lunedì 23 luglio 2012

Crisi del debito, ora brucia la Spagna

Valencia è insolvente. Altre province seguiranno presto: la Spagna ha soldi per pagare gli stipendi solo fino a settembre - e ora l'atteggiamento della Banca centrale europea è aggressivo. Stamane il solito spread contro Bund tedeschi è arrivato a 640. La Spagna non ha nessun "piano B".Quanto ha scosso la tempesta implacabile nei mercati finanziari e allarmato il governo del paese può essere valutato in un quasi disperato appello del ministro degli Esteri spagnolo. In una conferenza con gli altri leader europei a Palma de Mallorca, José Manuel García-Margallo ha attaccato la Banca centrale europea (BCE) con severità senza precedenti.García-Margallo ha accusato la BCE, di aver acquistato per cinque mesi titoli di stato spagnoli e quindi la pressione sulla Spagna si è ridotta, la situazione è rimasta "nascosta". Letteralmente, ha aggiunto adesso non fa nulla per fermare il fuoco del debito spagnolo. Oggi la Spagna è in credito nei confronti della BCE. Nel segno della solidarietà europea ora deve intervenire a favore del paese, ma non è tutto. Alla domanda su come vedeva il futuro dell'Unione europea e la sua moneta comune, ha risposto che potrebbe "non andare avanti ancora per molto," visto che ci sono paesi come la Germania, priva di debiti, mentre altri come la Spagna con l'acqua fino alla gola .In ordine cosa è successo il 20 Luglio 2012, il venerdì nero. Già la notte di giovedì c'erano le immagini di manifestazioni di protesta nazionale sullo "standard greco." Qui, le proteste da parte dei sindacati sono stati eseguite prevalentemente da impiegati pubblici con l'eccezione di alcuni atti finali di violenza nella capitale. I leader sindacali hanno preavvisato un "autunno caldo", con un secondo sciopero generale quest'anno che certo non è fatto per rassicurare gli investitori internazionali per quanto riguarda la solidità e la solvibilità della Spagna. Poi nel primo pomeriggio è arrivato il big bang: Valencia, prima delle diciassette regioni autonome della Spagna ha chiesto aiuto al neocostituito Fondo di Salvezza Nazionale (FLA), perché ha gravi problemi di liquidità. Non ha aiutato il fatto che un quarto d'ora dopo da Bruxelles è arrivata la notizia che l'Eurogruppo aveva rilasciato l'OK per più di 100 miliardi di euro per ricapitalizzare le banche spagnole in difficoltà  e la prima tranche di 30 miliardi, per banche già in parte nazionalizzate saranno disponibili alla fine di luglio.Il fatto che mercoledì il parlamento ha adottato un drastico programma di austerità di 65 miliardi non ha toccato il mercato azionario spagnolo che è sceso di quasi il 6%. Allo stesso tempo è aumentato il premio di rischio sui titoli di Stato spagnoli già ben al di sopra del livello greco-irlandese-portoghese. I tassi d' interesse per le obbligazioni con scadenze a dieci e a 30 anni che hanno concluso la giornata di trading a circa il 7,3% ha acuito la sensazione di essere in zona  pericolo.

sabato 21 luglio 2012

I mercati finanziari non convinti dal via libera dell'Eurogruppo

La luce verde del piano di salvataggio per le banche presentato da Madrid all'Eurogroup  non ha disinnescato la bomba spagnola. La teleconferenza di venerdì dei ministri delle finanze dei diciassette paesi della moneta unica hanno convalidato la nota relativa alla ristrutturazione del settore bancario iberico, che sarà firmato nei prossimi giorni. Hanno inoltre confermato la costituzione immediata, del Fondo europeo per la stabilità finanziaria (EFSF), una riserva di 30 miliardi di euro pronti per essere erogati se la situazione dovesse deteriorarsi ulteriormente. Un altro pagamento iniziale di 45 miliardi sarà efficace se messo in atto per novembre, per un totale aiuti UE fino a 100 miliardi. Il parlamento tedesco ha approvato il piano giovedì per aiutare la Spagna ed i deputati finlandesi hanno fatto la stessa cosa venerdì, consentendo al governo di Helsinki di riaffermare la necessità di un forte controllo sovranazionale e l'impegno verso l'euro. Grandi preoccupazioni hanno suscitato le proteste di massa anti-rigore che hanno avuto luogo giovedì in diverse grandi città spagnole, questo conferma che il salvataggio delle banche (il cui fabbisogno di finanziamento è stimato in circa 60 miliardi di euro per svalutazione pari a 155 miliardi calcolati alla fine di maggio dalla Banca di Spagna) non hanno convinto i mercati. Mentre i Bonos spagnoli, scadenza a dieci anni, per diversi giorni hanno avuto difficoltà a restare sotto il tasso del 7%, i mercati azionari europei sono notevolmente calati ieri. La Borsa di Madrid è scesa del 5,8%, Lisbona 3% e Parigi del 2%. In mezzo a notizie di un forte aumento della disoccupazione nel 2012 nella penisola iberica del 24,6% e di un quasi-collasso della sovra-indebitata regione di Valencia, che ha chiamato lo Stato per il salvataggio. Conseguenza: la suspense viene rinviata ad un possibile intervento in estate del Fondo di stabilità finanziaria europeo sul mercato primario o secondario del debito sovrano di Spagna. Tale intervento, permesso dal suo statuto, è stato sottoposto ai voti nel mese di giugno nelle colonne del Financial Times da Benedetto Coeuré, membro del consiglio della Banca centrale europea (BCE) che deve prima dare la sua approvazione. Sarebbe più in linea con la decisione del vertice Ue del 28 e 29 giugno che, nonostante la riluttanza di Angela Merkel, ha deciso che il futuro meccanismo di stabilità europea può, una volta entrato in vigore ( la Corte Costituzionale tedesca dovrà pronunciarsi il 12 settembre), decidere l'acquisto di debito pubblico per alleviare il paese sotto pressione, direttamente o ricapitalizzando le banche per "rompere il circolo vizioso" della crisi. La questione, tuttavia, è se un'azione di EFSF avrebbe avuto un sufficiente effetto dissuasivo. Altri osservatori, alla luce della gravità della crisi spagnola e dei dibattiti previsti durante l'estate su un piano di riqualificazione per gli aiuti alla Grecia (dove esperti europei si preparano a tornare), ritengono che la BCE farebbe meglio a intervenire da subito nel mercato secondario, come ha fatto dal settembre 2011 al maggio 2012.