giovedì 15 dicembre 2011

Scontro Banca di Francia - Agenzie di rating

In una intervista che appare oggi giovedì, 15 dicembre, sulla stampa francese il governatore della Banque de France, Christian Noyer, ha dichiarato che un possibile deterioramento del rating AAA della Francia sarebbe "ingiustificato"."Il degrado non sembra giustificato dai fondamentali economici. A suo parere sarebbe più giusto che le agenzie iniziassero ad abbassare il rating del Regno Unito che ha più deficit, un debito maggiore, più inflazione, e una crescita inferiore alla Francia e il cui credito è al collasso. "Non so quali saranno le agenzie di rating che lo faranno. Quello che vedo è che queste agenzie sono state in grado, attraverso i loro commenti critici, d'indebolire una aspettativa positiva che esisteva sul mercato dopo il vertice di Bruxelles, la settimana scorsa," ha dichiarato." Le Agenzie sono diventate francamente incomprensibili e irrazionali", ha continuato Noyer. "Sembrano più impegnarsi in minacce, che a valutare se gli Stati hanno preso decisioni forti e positive, si comportano come se nulla fosse accaduto. Si può pensare che le agenzie di utilità per guidare gli investitori non siano più tali e non è provato che oggi lo facciano", ha dichiarato. "Gli argomenti che sviluppano, sembrano sempre più politici e meno economici."Inoltre le banche francesi sono "molto ben capitalizzate rispetto alle controparti europee e americane", ha detto ancora Christian Noyer, mentre Fitch ha declassato di una tacca ieri le note di Crédit Agricole e Crédit Mutuel. "Non dobbiamo esagerare la portata di questo degrado soprattutto perché le agenzie sono peggiorate di recente, le banche più grandi nei paesi sviluppati ", sostiene." Quel che è certo è che le nostre le banche hanno risorse più che sufficienti a paragone di tutto il sistema bancario globale ", ha detto ancora. Le banche francesi si sono potenziate autonomamente "con risorse proprie e, naturalmente, senza l'aiuto dello Stato", dice, aggiungendo: "Ecco perché non ho preoccupazione per il sistema bancario francese".

mercoledì 14 dicembre 2011

I BRICS rallentano, ma pesano ancora per il 40% nell'economia mondiale

Il Fondo monetario internazionale comprende una vasta gamma di paesi, non meno di 150 dall'Afghanistan allo Zimbabwe, fra questi ci sono i "mercati emergenti". Fra i mercati emergenti ci sono i big, i "BRICS" (la frase coniata nel 2001 da Jim O'Neill, capo economista di Goldman Sachs ): Brasile, Russia, India, Cina, Sud Africa. Con tassi di crescita da far impallidire d' invidia l'economie sviluppate, sono apparsi nei primi mesi del 2000 come i vincitori del decennio a venire. Molti hanno quasi pensato per un breve periodo, che sarebbero sfuggiti alla crisi economica brutale del 2007-2008, al contrario dei paesi ricchi immersi nella crisi dei mutui subprime e in una crisi del debito di cui ancora oggi non si vede la fine. I modelli di sviluppo dei cinque membri del gruppo hanno proprie specificità - infatti è davvero difficile confrontare India e Russia, i regimi politici e le dinamiche economiche molto diverse - l'accelerazione della crescita, all'inizio del secolo mostra profondi cambiamenti strutturali nelle economie emergenti, che hanno formato con numerosi argomenti la teoria del disaccoppiamento. Questa teoria, portato alla luce agli inizi della crisi subprime, sostiene che i mercati emergenti potranno eventualmente staccarsi dai paesi sviluppati per continuare a crescere al proprio ritmo, senza essere influenzati dai cambiamenti nella "vecchia" economia. Quattro anni dopo la prime scosse della crisi, questa teoria deve fare il punto della situazione. Se il Brasile, Cina e India hanno il loro momento di rallentamento significativo negli ultimi mesi, i tassi di crescita di quest'anno e quelle previste per l'anno prossimo rimangono nettamente superiori a quelli dei paesi ricchi. I dati degli ultimi dieci anni sono impressionanti: in percentuale sul PIL a valuta costante, la crescita brasiliana era inferiore al 2% nel 2001, ma ha raggiunto il 6% nel 2007. Dopo una leggera contrazione nel 2009 il PIL è nuovamente in aumento, e la ripresa è stata del 3,7% nel 2011. Per la Russia, il PIL è cresciuto del 5% nel 2001 dell' 8,5% nel 2006 e poco più del 4% nel 2011. Per l'India: la più grande democrazia del mondo ha registrato un piccolo 3,8% nel 2001, prima di toccare il 10% nel 2007, fino al poco meno dell'8% nel 2011. La Cina è il paese dei superlativi, con il 8,3% di crescita nel 2001, non meno del 14% nel 2007 e 9,5% nel 2011. Sud Africa, una new-entry nel piccolo gruppo, non sfigura : crescita del 2,7% nel 2001, che passa al 5,6% nel 2006 e s'impostata al 3,4% nel 2011 (fonte : FMI). Se queste cifre sono da capogiro in gran parte a causa di un fenomeno di "recupero", essi riflettono anche una forte economia di recente acquisizione da parte dei paesi emergenti. Dimenticate i programmi di aggiustamento strutturale degli anni 1980, crisi finanziarie e fallimenti degli anni 1990: il BRICS solo ora rappresentano circa il 40% dell'economia globale. Tutto questo senza dimenticare il gruppo esterno che tampona da vicino il plotone di testa: Messico, Corea, Israele, Turchia, Indonesia, questi sono solo alcuni nomi.

martedì 13 dicembre 2011

Il debito italiano è più sostenibile

L'Italia sta pagando di più per prendere in prestito denaro, ma esattamente non è facile valutare quanto il governo finirà per pagare di più per finanziarsi nei prossimi anni, ed è sicuramente più coinvolto che guardando semplicemente il rendimento delle ultime aste. La Banca dei regolamenti internazionali ha riportato le somme che suggeriscono quanto il rapporto debito PIL in Italia ha lavorato fino a dimostrare che non è così costoso come alcuni dei rendimenti pagati recentemente suggeriscono. Infatti, la BRI dice che il paese "dovrebbe essere in grado di sopportare rendimenti elevati per qualche tempo, a condizione che conserva l'accesso al mercato". Allora, qual'è il tasso sostenibile per un paese con una situazione demografica come quella italiana (rapido invecchiamento della popolazione) e il profilo del debito (un rapporto debito-PIL del 120%)? La BRI afferma che in Italia gli oneri finanziari sono sostenibili almeno fino al 2014, sulla base di tre possibili scenari. La peggiore ipotesi è che i rendimenti si assestino sui 500 punti base sopra il tasso del 2007 pre-crisi per i prossimi tre anni, il che significherebbe rendimenti su quasi tutte le scadenze di oltre il 9%. I costi di finanziamento supplementare a carico dell'Italia viaggerebbero su una percentuale poco più del 2% del PIL, secondo la BRI. Ciò a fronte di piani per tagliare il debito pubblico con l'equivalente del 12% del PIL nei prossimi tre anni, come ha annunciato il primo ministro Mario Monti, il 4 dicembre.La banca calcola che se i rendimenti si stabilizzano sulla base dei costi del 9 novembre, cioè tra il 6% e l'8% sulla maggior parte delle scadenze, il "costo aggiuntivo annuale sarebbe pari allo 0,95% del PIL del 2010". Ora consideriamo l'asta bond di oggi: l'Italia ha venduto 7 miliardi di euro scadenza ad un anno, il costo massimo dell'asta e oneri finanziari è diminuito. Il Governo italiano ha venduto i titoli al rendimento del 5,952%, in calo rispetto al 6,087% dell'ultima asta del 10 novembre, che è stato il più alto in 14 anni. La domanda è stata 1,92 volte l'importo in offerta rispetto a 1,99 volte il mese scorso. L'Italia non è in procinto di affondare sotto la sua montagna del debito, anche con rendimenti più in alto di come sono. Non solo la BRI, ma anche la domanda di questa ultima asta confermano questa diagnosi.

Grecia, ancora nessun accordo con i creditori delle banche

Nei negoziati tra il governo greco e i creditori privati delle banche, non vi è ancora alcun accordo. I colloqui hanno familiarità con le operazioni da continuare, ma in un secondo tempo. I colloqui di oggi tra Atene e i creditori privati della Grecia sui dettagli di uno scambio di bond sono finiti per ora senza un accordo. Secondo la Reuters che l'ha appreso da ambienti bancari, la discussione continuerà. "La Grecia ha presentato una proposta ai creditori privati per ottenere una particolare attenzione", si legge nei negoziati. "La proposta non è stata respinta. I negoziati però non possono essere completati oggi". Le banche avevano accettato alcune settimane fa, sulla scia del piano di salvataggio per la Grecia, un cambio dei bond al 50% del loro valore. Condizioni importanti nella trattazione del debito devono ancora essere negoziati. Le delibere sono stati programmate entro due giorni. Uno dei partecipanti ha detto che vi erano stati progressi nei colloqui. Inoltre, come riportato dai distretti, le banche richiedono che i nuovi titoli abbiano lo stesso status di titoli di Stato.

lunedì 12 dicembre 2011

Il caro-benzina non è uguale per tutti

Tutti gli automobilisti italiani che hanno la fortuna di abitare in una fascia di 30 km dal confine hanno la possibilità di fare il pieno in terra straniera con risparmi dai 30 ai 40 centesimi di euro a litro. Questo vale sia per la benzina che per il diesel. Gl'interessati non sono pochi perchè riguardano gli abitanti della Liguria e della Val d'Aosta con la Francia; il Piemonte e la Lombardia con la Svizzera; l'Alto Adige con l'Austria; il Veneto e il Friuli con la Slovenia; la Romagna con la Repubblica di San Marino ed infine quei pochi fortunati romani che possono accedere ad una pompa del Vaticano. Oggi le associazioni dei consumatori delle provincie di Varese e Como, in Lombardia, hanno invitato gli automobilisti a non fare rifornimenti di carburante per protestare contro il recente aumento del prezzo della benzina, dove il diesel è arrivato a costare un euro e 70 centesimi al litro. Una vera mazzata per gli automobilisti italiani e soprattutto per i distributori di benzina della zona che a soli tre giorni dal forte rincaro, hanno constatato che le loro vendite sono crollate del 40%. Soddisfazione invece dei distributori di carburante dei paesi confinanti: Francia, Svizzera, Austria e Slovacchia dove da domenica gli automobilisti italiani a secco di carburante si sono sottoposti a lunghe code pur di risparmiare dai 20 ai 35 euro a pieno, come ai vecchi tempi.

sabato 10 dicembre 2011

Accordo all'UE: ecco i 5 punti base

Bruxelles. - Dopo una notte di maratona negoziale, ecco di seguito i punti convenuti. L'accordo prevede anche che la decisione sia seguita dalla sottoscrizione di un nuovo trattato dovrà essere adottato entro tre mesi da 26 dei 27 paesi membri UE che hanno manifestato già ieri una disponibilità di massima, Gran Bretagna esclusa:

* Sanzioni automatiche contro lo Stato che supera il disavanzo del 3%. Nei prossimi giorni si stabiliranno l'ammontare di tali sanzioni.

* I bilanci dovranno essere equilibrati e il deficit strutturale di ogni Stato non potrà superare lo 0,5% del PIL. La Corte di giustizia europea vigilerà sugli stati affinche ogni paese adotti la cosiddetta "regola d'oro" che prevede l'equilibrio di bilancio nella propria costituzione o in un livello equivalente.

* Gli importi stabiliti per salvare gli Stati saranno aumentati in rapporto alle difficoltà: i paesi dell'UE si sono impegnati a studiare, nel marzo del 2012, se aumentare il massimale del meccanismo futuro di stabilità europeo (MES) attualmente di 500 miliardi di euro. Ancora più importante, entro dieci giorni, si presenterà un bilancio di 200 miliardi di euro di fondi aggiuntivi da rapportare al Fondo monetario internazionale per assicurare che abbia le risorse per contrastare la crisi. Questo denaro potrebbe essere rilasciato attraverso le banche centrali nazionali, anche se il capo della BCE, Mario Draghi, ha avvertito che una simile mossa sarebbe "contraria allo spirito dei trattati europei", in quanto la BCE non può finanziare il debito degli Stati.

* Il futuro MES sarà gestito secondo la regola del voto a maggioranza qualificata, cioè dell' 85% e non all'unanimità come avviene adesso. In particolare un piccolo paese non può opporsi al MES d'intervenire per salvare un altro. Solo Germania, Francia e Italia hanno più del 15% dei voti che equivale ad un veto di fatto.

* Al settore privato non sarà chiesto d'intervenire in caso di ristrutturazione del debito di uno stato come è avvenuto con la Grecia. Clausole standard per l'azione collettiva saranno incluse nei prossimi regolamenti in modo che il settore privato sia trattato alla pari del settore pubblico. Questa clausola ha lo scopo di incoraggiare gl' investitori a cominciare prestare denaro agli stati in difficoltà.

Di fatto da ieri la mappa della UE viene ridisegnata, poichè il Regno Unito ha rifiutato di partecipare alla fase successiva al trattato di Maastricht che aveva fondato la moneta comune. Dopo un vertice, quasi non stop, di due giorni del 7 e 8 dicembre, 26 dei 27 capi di stato e primi ministri hanno deciso di forzare la marcia, con una disciplina di bilancio aggiornata ai diciassette paesi dell'euro ai quali si aggiungeranno gli altri 7 paesi che ancora non hanno l'euro come moneta. Le decisioni prese a Bruxelles per evitare il collasso dell'euro, lascia il mercato in aspettativa. Mai gli europei erano stati legati da una disciplina collettiva che prevede l'automaticità delle sanzioni. Un trattato intergovernativo dovrà bruciare i tempi entro tre mesi. La BCE ha dichiarato la sua soddisfazione, perchè l'operazione prevede momenti di blocco credibili per fermare il fuoco del debito.

martedì 6 dicembre 2011

La UE deve fare un salto di qualità

I mercati azionari hanno reagito favorevolmente agli impegni presi dal Cancelliere Merker e dal presidente francese Sarkozy circa i nuovi interventi che possano costituire importanti passi in avanti nella soluzione della crisi ed evitare estreme conseguenze sul fronte dell’euro e dei rating dei paesi della tripla A. Un importante impulso è stato offerto anche dall’azione congiunta delle principali Banche centrali mondiali a sostegno della liquidità, che ha permesso ai listini azionari di archiviare la migliore settimana in termini di performance degli ultimi anni. La cautela resta comunque d’obbligo, anche per il perdurare di una situazione di estrema incertezza nei mercati, misurata da spread sui titoli governativi a livelli elevati. L’attenzione è ora posta ai nuovi appuntamenti in calendario nella settimana, incentrati soprattutto sulla riunione dell’Eurogruppo, considerata lo spartiacque nell’evoluzione della crisi, a cui si aggiungono le decisioni della BCE in termini di tassi e di nuovi interventi quantitativi. Giovedì la BCE si riunisce a Francoforte. La Banca centrale, secondo le attese di mercato, dovrebbe annunciare non solo un taglio dei tassi d’interesse di 25pb all’1,0%, ma potrebbe addirittura introdurre nuove aste a lungo termine (2 o 3 anni) per finanziare le banche e favorire dunque la corretta trasmissione degli stimoli di politica monetaria. In occasione della conferenza stampa che seguirà la riunione della BCE, saranno probabilmente sollecitati al presidente Draghi nuovi chiarimenti in merito alla strategia di gestione e possibile evoluzione dell’SMP, il programma di acquisto di titoli di Stato condotto dalla BCE sul mercato. Il vero test sarà rimandato in ogni caso a dopo il fine settimana, considerato il fatto che l’8 e il 9 dicembre si riuniranno i Capi di Stato e di Governo europei per decidere quale strategia adottare per affrontare l’attuale crisi del debito, nella speranza di trovare un accordo su soluzioni auspicabilmente convincenti, soprattutto su una proposta comune di convergenza e unificazione fiscale a livello europeo per tutti i 27 paesi della UE.

domenica 4 dicembre 2011

Decreto "salva Italia"

Le nuove misure di correzione fiscale presentate questa sera dal Primo Ministro italiano, Monti, sembrano convincere la maggioranza dei giornalisti presenti in sala alla conferenza stampa. Eguale eco si riscontra nei primi commenti a caldo della stampa estera pubblicati subito dopo la presentazione dei conti. Il decreto preparato dal Consiglio dei Ministri, riunitosi in seduta straordinaria, convocata alle 16.00 di oggi, dovrebbe consentire all'Italia di raggiungere il pareggio di bilancio nel 2013. Entrambi i piani di austerità adottati nel luglio e settembre di quest'anno, dal precedente governo, per un totale di 60 miliari di €, da soli non sono stati sufficienti infatti a raggiungere questo obiettivo mentre l'Italia rischia di entrare in recessione. Il piano anti-crisi con tagli e imposte draconiane hanno lo scopo di mettere l'Italia fuori dalla crisi del debito. Dopo tre ore di incontri, il governo, che è in vigore da meno di tre settimane, ha approvato un decreto contenente misure di aggiustamento fiscale, per circa 24 miliardi di euro, con una riforma delle pensioni, fortemente contestata dai sindacati. Le misure saranno presentate lunedì pomeriggio ad entrambi i rami del Parlamento che dovrebbero approvare tutto il decreto prima di Natale. Parlando ai cittadini italiani all'inizio di una conferenza stampa, il capo del governo italiano ha avvertito che la crisi attuale è "molto grave" e "potrebbe minare quanto è stato fatto per almeno quattro generazioni di italiani ". Mario Monti ha voluto mostrare se stesso come esempio. "Quando si chiedono sacrifici a tutti i cittadini, è mio dovere rinunciare al mio stipendio di presidente del Consiglio e Ministro degli dell'economia e delle finanze. Questo nuovo piano anti-crisi, per cui il Primo Ministro Monti ha voluto l'adozione di domenica, invece di lunedi è avvenuto a causa dell'urgenza della situazione da prendere in considerazione, comprende tagli alla spesa pubblica, un incremento della tassa sugl'immobili e una riforma delle pensioni. La questione più scottante per il governo era quella delle pensioni per la quale aveva promesso di adottare una riforma «incisiva». Il ministro degli Affari sociali, Elsa Fornero, nell'annunciare l'adozione di questa riforma, ha sottolineato che essa comporterà un aumento dell'età pensionabile e del numero di anni di contribuzione, fissato a 43 anni per gli uomini e 41 per le donne, a partire da gennaio 2012. La riforma prevederà che il calcolo della pensione sarà fatta sulla base della intera carriera e non sulla paga percepita. Le decisioni del governo hanno provocato una protesta immediata da parte dei sindacati, in particolare della CGIL, il più grande sindacato della sinistra, guidato da Susanna Camusso che ha già fatto notare che "40 anni di contributi era un numero magico, che si dovrebbe non toccare. "Le misure sono "socialmente insostenibile" e sono "un duro colpo per i pensionati", si è lamentata Susanna Camusso. Per Raffaele Bonanni, leader del sindacato moderato cattolico Cisl, il governo ha promesso che le misure combinano "disciplina, crescita ed equità", "ma non ha calcolato l'impatto sociale" del piano di austerità che convogliano sui pensionati il grosso dei sacrifici. La necessità di rassicurare i partner stranieri sulla Italia, fortemente indebitata e terza più grande economia della zona euro ha consigliato l'accelerazione di tutta la manovra. L'emergenza è il risultato della sfiducia dei mercati che hanno spinto i tassi d'indebitamento per l'Italia a livelli ritenuti insostenibili per il paese gravato di un enorme debito pari al 120% del suo PIL. L'Italia "non dovrà essere vista in Europa come una casa in crisi", ha dichiarato Monti nella conferenza stampa dopo la riunione di gabinetto, e che egli punta a volere "un Italia orgogliosa della quale non si potrà ridere più come è successo in passato. "In precedenza lo aveva anche detto il sindaco di Bari, Michele Emiliano , che "la situazione è grave in Italia e che è seguita anche da Washington, Pechino e Tokyo". La maggioranza della classe politica italiana è d'accordo sulla necessità di adottare nuove misure di austerità. "La scelta è per un piano molto austero ad evitare un domani il rischio fallimento", lo ha detto al canale televisivo Sky TG24 Angelino Alfano, capo del PDL, il partito di centro-destra dell'ex primo ministro Silvio Berlusconi, per sottolineare la necessità di sacrifici. Emma Marcegaglia, la presidente della Confindustria italiana, ha parlato anche di "una situazione molto grave" e di riforme "essenziali". Solo la Lega Nord, il partito di Umberto Bossi ha annunciato una opposizione frontale alle misure del governo. Per Bossi, la crisi della zona euro è "una sconfitta dell'Italia nella guerra economica.

venerdì 2 dicembre 2011

L'Eurozona a un bivio, necessità di un Europa più forte

Mario Draghi, il nuovo presidente della Banca centrale europea, ieri, in un discorso al Parlamento europeo ha fatto presente che è pronto a prendere nuove iniziative per affrontare la crisi del debito della zona euro, a causa dei rischi per l'economia che sono cresciuti e per le difficoltà del settore bancario. Evidenziando l'azione della BCE e di altre banche centrali che mercoledì sono intervenute sui mercati per fornire alle banche liquidità in dollari, Mario Draghi, dopo un mese dall'inizio della sua presidenza, ha dichiarato che la banca è impegnata a garantire che l'inflazione non superi l'obiettivo di poco inferiore al 2%. Draghi ha assicurato il Parlamento europeo che:"La politica monetaria della BCE è costantemente guidata dallo scopo di mantenere la stabilità dei prezzi nell'area dell'euro nel medio termine - e questo vale per la stabilità dei prezzi in entrambe le direzioni". Draghi ha sottolineato che parlava della BCE in un periodo precedente alla riunione programmata per il primo giovedì del mese e che nulla di quanto aveva detto doveva essere interpretato in termini di future decisioni politiche. Nel suo discorso, i mercati hanno letto un avviso che la BCE punta a un secondo taglio del tasso d' interesse ufficiale nella prossima riunione di giovedì, anche se dovesse spingere l'euro verso una fascia più bassa di quotazione. In questo caso per le aspettative economiche di recessione non dovrebbe essere un grande rischio per un ulteriore aumento dell'inflazione. "Questi commenti non aprono la possibilità di un taglio dei tassi", ha detto Jeremy Stretch, responsabile della strategia valutaria a CIBC World Markets. "La prossima settimana avremo le previsioni degli esperti della BCE che ci daranno sicuramente un downgrade sostanziale delle previsioni di crescita e d'inflazione. Tutto ciò porterà ad aspettative di un taglio di tasso da parte della BCE e all'estensione di misure non-standard. I mercati ne uscirebbero molto frustrati se nulla dovesse accadere la prossima settimana ". Draghi ha anche fatto pressione sui governi dell'Eurozona ad adottare un "nuovo patto fiscale" - un accordo sulle regole di bilancio più strette che ha detto contribuirà a ripristinare la fiducia dei mercati finanziari nella valuta unica. "Credo che i prossimi giorni saranno molto importanti per dirci se facciamo progressi su questo", ha poi aggiunto, pressando i leader europei a raggiungere un accordo nel vertice cruciale del 9 dicembre. Ieri, 1° dicembre, il presidente francese Sarkozy, in un discorso a Tolone, ha riconosciuto la necessità che la presenza europea sia rafforzata nella legislazione dei paesi aderenti. Egli ha riconosciuto che la crisi è talmente profonda che se ne può uscire solo tutti assieme. Germania e Francia hanno promesso di elaborare proposte per una maggiore integrazione fiscale della zona euro da presentare nel summit del 9 dicembre, il giorno dopo ci sarà la riunione della BCE.

giovedì 1 dicembre 2011

La Grecia diminuisce i dipendenti statali

I primi 16.000 dipendenti statali greci lunedì sono entrati in cassa integrazione e fanno parte del piano del governo di diminuire di circa 35.000 unità i dipendenti pubblici nei prossimi mesi per ridurre i costi di amministrazione. Al primo gruppo di 10.000 dipendenti che devono andare in pensione nel 2013 sarà pagato il 60% del loro stipendio per un anno, al termine del quale il dipendente può essere riassunto, ma non avrà diritto ad alcun risarcimento se non troverà o se non accetterà il lavoro offerto. Altri 6.000 dipendenti, che in alcuni casi hanno superato l'età pensionabile, andranno direttamente in pensione. Dal 1° gennaio altri 12.000 dipendenti, ai quali mancheranno due anni per la fuoriuscita in pensionamento andranno in pre-pensionamento, questo avverrà per eliminazione delle loro funzioni o per la chiusura di 36 aziende e agenzie. I piani esecutivi saranno in funzione sino al 2015 e riguarderanno un totale di 300.000 dipendenti. Ad oggi, circa 170.000 posti di lavoro sono stati lasciati liberi grazie a prepensionamenti o mancati tour-over.Un gruppo di dipendenti dell'Aviazione Civile, ora toccati dal programma di cassa integrazione, hanno protestato contro la loro collocazione ed hanno occupato gli uffici di questa istituzione ad Atene. Inoltre, i giornalisti dell'agenzia di Stato ANA, della radio e della televisione pubblica hanno effettuato ieri 12 ore di sciopero per protestare contro la riduzione del personale a causa della prevista chiusura di un canale televisivo e contro i tagli.