La compagnia low-cost registra, a chiusura del bilancio fiscale del 30 settembre, un introito di 262 milioni di euro che rappresenta un miglioramento dell'85,9% rispetto il 2010, come ha comunicato alla stampa ieri. I risultati migliori sono arrivati nonostante un aumento di 116 milioni di € dei costi di carburante, e grazie alla gestione di stretto controllo, che si è dimostrata molto efficace, così come efficace si è dimostrata la forza della rete easyJet. La società low-cost inglese ha registrato un fatturato annuo di 4.036.000 di €, il 16,1% in più rispetto al precedente anno fiscale, quando il fatturato raggiunse i 3,476 miliardi di €. Il risultato ante interessi, imposte, ammortamenti e affitti vari (EBITDA) è pari a 547 milioni di €, in crescita del 29,6% rispetto l'anno precedente. easyJet ha fatto volare durante l'anno 54,5 milioni di passeggeri, con un miglioramento del 11,8% rispetto al 2010, mentre il suo load factor è migliorato di 0,3 punti percentuali a 87, il 6% in più. I passeggeri extra Regno Unito sono stati il 56%, con un incremento del 3%. Inoltre, la società ha registrato un incremento di un milione di viaggiatori d'affari, circa 9,5 milioni. Il Consiglio di amministrazione della società britannica ha accettato di pagare un dividendo straordinario agli azionisti pari a 175 milioni di €, oltre al dividendo ordinario di 10,5 pence per azione, portando un ritorno alla azionisti per l'anno 2011 a € 228 milioni o 45,4 pence per azione, pagabili il 23 marzo. La società dichiara di guardare con la massima prudenza al futuro, anche se i dati sulle prenotazioni sono a livelli simili a quelli dello stesso periodo del 2010, con il 45% di posti riservati in inverno. A causa della incertezza che circonda le prospettive economiche, la società britannica non aumenterà la sua capacità durante la prima metà dell'anno e prevede di aumentarle del 4% sull'intero anno. La società avverte inoltre che i prezzi correnti di mercato, i tassi di cambio, le spese di carburante per l'anno 2012 aumenteranno di 257 milioni di euro rispetto al 2010. Tuttavia la compagnia ha dichiarato di essere ben posizionata per il futuro grazie al controllo dei costi e solide performance operative.
martedì 15 novembre 2011
easyJet aumenta i profitti e premia i suoi azionisti con un dividendo straordinario
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lunedì 14 novembre 2011
In Europa scende la politica sale la tecnocrazia
Dopo pochi giorni delle dimissioni del governo di Atene, ci sono state quelle del governo di Roma, sembra quasi che la classica vecchia élite politica d'Europa voglia prendersi una pausa di riflessione. I governi che oggi sono ancora in piedi, nel Vecchio Continente, sono quelli meno soggeti alle tortuosità politiche e sono più interessati alla presentazione di bilanci in ordine rispetto all'antico passato. Quindi l'invito ai non eletti che dovranno sostituire come esperti di economia, i primi ministri di Grecia e Italia, è vista non come un problema, ma come una affermazione che queste nazioni vogliono fare sul serio. Nel caso italiano, in particolare, con la partenza di Silvio Berlusconi sembra essersi placato il logorio dei politici avvenuta durante la scorsa settimana per le giornate nere della borsa. Ma l'insediamento di un nuovo gruppo di leader come Lucas Papademos ad Atene e Mario Monti a Roma, uomini con il marchio di "tecnocrati", presto solleveranno più domande che risposte. Va ricordato che la tecnocrazia non è un brutto termine, essa esprime due cose separate. Il primo è un contrasto con la più familiare "crazia" - che deriva da "demo", una parola greca che richiama alla mente la gente comune. Papademos e Monti non hanno dovuto preoccuparsi di farsi eleggere durante estenuanti campagne elettorali, in quanto entrambi sono non eletti. Più di un secolo è passato da quando la Gran Bretagna era governata da un primo ministro nominato dal pre-democratico splendore dei Lord. Eppure l'ex commissario europeo Mario Monti è stato nominato senatore a vita solo la settimana scorsa, poco prima di essere chiamato a formare un governo. Nel frattempo ad Atene un burocrate della banca centrale, Papademos, è stato chiamato a coprire un posto vacante creato proprio perché il premier precedente aveva flirtato con l'idea pericolosa di dare alla gente la possibilità di pronunciarsi sull'austerità, attraverso un referendum. I democratici avrebbero indubbiamente faticato a imporre riduzioni dei salari e tagli alle spese. Ancora un altro governo potrebbe cadere vittima dell'ascesa della "tecnocrazia" nell'elezione spagnola di fine settimana. La seconda radice è "tecno". All'opinione popolare il "tecnocrate" la prima cosa che trasmette è l'idea della competenza. Bruxelles vorrebbe che i leader europei affrontino la loro economia nello spirito professionale di un ingegnere di fissaggio di un aereo. Di fronte a un aereo a terra, il nostro ingegnere inizia i suoi calcoli sul peso del veicolo e poi per la forza necessaria per superarla; dopo prende in considerazione la possibilità di aumentare le necessità relative al secondo stadio rispetto al primo. Al contrario, coloro che cercano di risollevare l'economia europea stanno lavorando alla regola rigida che il peso del debito pubblico deve essere ridotto in primis utilizzando tutti i mezzi disponibili, anche se questo indebolisce notevolmente la forza della crescita, che alla fine è ciò che deve portare quel peso. Di conseguenza, l'economia ha meno probabilità di volare. Allo stesso modo il nostro ingegnere si preoccuperà molto per l'equilibrio delle forze tra le due ali, mentre l'elite europea vorrebbe relegare tutti i paesi indebitati in periferia, lasciando alla sola Germania l'impegno di calibrare il volo. Questa regolazione asimmetrica non comporterà l'equilibrio, anche perché i tedeschi dipendono, per vendere le loro esportazioni dagli spendaccioni della periferia. Ma poi l'economia non è ingegneria. Rimane tanto un arte come una scienza, e le sue sentenze hanno così vaste ripercussioni che esse saranno sempre politicamente controverse.
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domenica 13 novembre 2011
I mutui frenati dalla mancanza di liquidità
Nonostante il calo dello 0,25% che la BCE ha praticato all'inizio di novembre la mancanza di liquidità delle banche comprese quelle italiane sta soffocando sia il settore dei mutui immobiliari che quello dei prestiti all'industria. La cosa positiva è che il tasso d'intervento praticato dalla BCE ha bloccato l'Euribor che altrimenti sarebbe salito alle stelle. È evidente che a questi tassi è difficile prestare soldi e sostenere l'economia. Se fosse rappresentato solo dalle banche italiane l'indice Euribor (che esprime il tasso medio a cui un circuito di 44 banche europee si presta denaro) sarebbe pertanto molto più elevato dei valori attuali. Ciò vuol dire che le altre 41 banche (escluse appunto le italiane che fanno parte del circuito, cioè UniCredit, Intesa Sanpaolo e Banca Mps) si prestano soldi a condizioni più ragionevoli beneficiando di un rischio-Paese più ridotto rispetto a quello che attualmente incombe sull'Italia. Tre sono gli elementi che mettono in evidenza la mancanza di liquidità delle banche e i riflessi sul mercato retail, dai mutui ai conti correnti deposito:
a) Secondo l'Assofin,l'Associazione che esprime l'80% del mercato immobiliare e del credito al consumo, a settembre le erogazioni di mutui sono crollate del 25% rispetto allo stesso periodo del 2010. La cartina di tornasole sta nella notizia (barometro Crif) che a ottobre la domanda di mutui è calata, anno su anno, del 33%, dopo il -25% di settembre.
b) Alcune banche ricordano ai propri clienti che coloro che hanno contratto un mutuo dopo il 2007 non pagano alcuna penale per rimborsi parziali anticipati o in caso di estinzione totale anticipata. Per coloro che hanno contratto il mutuo in tempi precedenti le penali sono state fortemente ridotte, legge Bersani del 2007 . Sembra quasi che le banche che hanno erogati i mutui oggi suggeriscano ai mutuatari di ritornare i capitali prestati.
c) Ci sono molte offerte allettanti su conti-deposito. Alcune sono offerte promozionali per attirare nuovi clienti, ma altre sono vere e proprie offerte d'investimento con tassi superiore al 4%, con o senza vincoli temporali, cioè quasi tre volte il costo del denaro presso la Bce (1,25%).
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sabato 12 novembre 2011
L'UE contro le agenzie di rating
Il commissario dei servizi finanziari, Michel Barnier, ha emesso un duro comunicato qualificando come incidente grave la pubblicazione dell'agenzia di rating USA Standard & Poor’s di una degradazione, poi rivelatasi errata, della capacità finanziaria della Francia che attualmente gode della Tripla A. L'autorità europea dei mercati finanziari (ESMA) e le autorità francesi indagheranno se non vi sia stata colpa grave, che potrebbe portare all'emissione di una sanzione. La Commissione europea (CE) stima che questo fatto, in un tempo di massima volatilità del mercato è grave, perche le agenzie di rating devono agire con il massimo rigore e della responsabilità. Barnier ha notato che questo requisito dovrebbe essere ancora più importante nel caso di S & P, una delle tre maggiori agenzie di rating, perchè ciò impone di avere una speciale responsabilità. Martedì la Commissione europea presenterà un nuovo regolamento per cercare di evitare questi eventi e altre azioni simili, la nuova proposta servirà a rafforzare la legislazione sulle agenzie di rating. Tale proposta prevede un aumento della concorrenza, ad esempio chiedendo che i governi e le istituzioni finanziarie utilizzino almeno due agenzie, una grande e una piccola, e che l'agenzia non potrà valutare sia gli emittenti che i prodotti emessi, tranne che per il debito pubblico. Un altro obiettivo sarà quello di aumentare la trasparenza, grazie all'obbligo di pubblicare i loro metodi di calcolo e le regole per la valutazione dei clienti. Sarà anche previsto un aumento di responsabilità civile in caso di grave violazione o negligenza, da parte delle agenzie di rating. In tale contesto, l'agenzia si assumerà le proprie responsabilità e si potranno chiedere i danni di fronte alla giustizia. Il progetto di regolamento include una questione controversa, che in casi eccezionali, si può temporaneamente vietare la pubblicazione delle valutazioni. Su questo punto Bruxelles è divisa. L'indicazione di degrado di S & P è stato un incubo dal sapore amaro per la Francia che ancora non l'ha digerita. Ieri il paese ha celebrato la Giornata dell'Armistizio con il gusto del brutto sogno vissuto giovedì. Mentre sulla scena politica, i leader hanno espresso la loro indignazione per l'errore, gli esperti economici ritengono che sia solo questione di tempo prima che l'incubo si avveri. Per alcuni il pronunciamento dell'agenzia è stata una prova di ciò che accadrà in un futuro non troppo lontano. Infatti, l'incredibile enorme errore dell'agenzia, nelle parole della stampa, ha permesso di conoscere le conseguenze del ritiro della nota. Il campione è che ieri, dopo l'annuncio dell'agenzia, il premio di rischio francese è salito a 170 punti, il livello più alto mai visto. L'ex presidente della Banca europea di sviluppo (BERS), Jacques Attali, ha detto che "la Francia ha perso la sua tripla AAA. La conseguenza di una nota più bassa nei mercati è stata che per per prendere in prestito più soldi abbiamo già comprato il debito come se avessimo solo una doppia A". Le sue parole sono state condannate dal ministro del bilancio Valerie Pécresse, che le ha descritte come irresponsabili. Altre ipotesi in progetto per il futuro sono l'alternarsi delle agenzie.
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L'agenzia di rating cinese Dagong sbarca a Milano
Una nota dell'agenzia Radiocor, riporta la notizia che la prima filiale in Europa dell'agenzia cinese Ragong sarà aperta a breve a Milano. La Dagong avrebbe già chiesto all'Esma, l'European securities and markets authority, d'iniziare ad operare nel Vecchio Continente. La sfida all’oligopolio dei giganti americani del rating parte dal 29simo piano di un grattacielo di Xiaoyun Lu, una via del quartiere più moderno di Pechino dove ha la sede principale la Dadong Global Credit Rating Co., la compagnia tutta cinese. Il presidente della Dagong, Guan Jian Zhong, è in questi giorni in Europa per prendere i contatti con le autorità europee e ha dichiarato in più sedi che punta a creare un network internazionale per contrastare le tre grandi agenzie di rating, Moody's, Standard & Poor's e Fitch. Secondo il numero uno di Dagong, Guan Jianzhong, queste agenzie non sono affidabili e operano con metodi non trasparenti. L'esempio eclatante è che il maggior debitore del mondo, gli Stati Uniti, ha un rating superiore al maggior creditore globale che è la Cina. Metodologie che non tengono conto della capacità di un paese di creare valore rispetto alla capacità di ripagare il debito e che portano a trasferimenti di capitali in quantità enormi che possono produrre distorsioni nell'economia mondiale, come nel caso della Grecia che ha ottenuto per anni credito facile con rating oltre ogni logica. Si può uscire dalla crisi, secondo Guan, solo creando un sistema di rating sovrannazionale con un'autorità di sorveglianza super partes e metodologie standard condivise che portino fuori dalla logica di agenzie che dipendono dal maggior debitore mondiale, gli Usa.
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venerdì 11 novembre 2011
Crisi più forte per cinque paesi dell'Eurozona
Almeno 5 paesi della UE potrebbe affrontare un default per disavanzi eccessivi. Olli Rehn, presidente della Commissione monetaria della UE ha inviato loro un duro monito per il rispetto del patto di stabilità UE nel più breve tempo possibile. Ieri giovedì a Bruxelles, in occasione della presentazione delle previsioni d'autunno la Commissione ha dichiarato che ci sono paesi che non hanno raggiunto gli obiettivi di risparmio ed i governi dei cinque Paesi non in regola - Belgio, Malta, Polonia, Ungheria e Cipro - sono stati invitati a mezzo lettera, a decidere entro metà dicembre ulteriori "permanenti azioni efficaci". Essi dovranno ridurre il loro deficit di bilancio ancora una volta nel 2012 sotto il limite di Maastricht del 3% del PIL. Se questo non sarà fatto, si dovrà iniziare una procedura per disavanzo eccessivo. Inoltre, la Commissione prevede un significativo rallentamento dell'economia per il prossimo anno, perchè ci si aspetta nell'area una crescita dello 0,5%. Rehn ha avvertito che "La crescita in Europa è arrivata a un punto morto, e vi è il rischio di un'altra recessione". La stagnazione potrà oltrepassare il 2012, perchè nel 2013 si prevede una crescita debole del 1,3%. La BCE ha messo in guardia i governi europei, data l'economia stagnante della necessità di profonde riforme per un maggiore sviluppo. Il nuovo Bollettino mensile della BCE invita "tutti i governi della zona euro, a sostanziali riforme strutturali per accelerare con urgenza i processi di crescita. L'invito in moda particolare della Commissione è rivolto a Belgio, Malta e Cipro, per un ritorno sotto il limite di Maastricht, come concordato, per il 2012. Tuttavia già è chiaro che per gli altri 2 paesi sarà difficile ottenere di ridurre il deficit per l'anno 2012 rispettivamente sotto il target del 3% del PIL, ha detto Rehn. Poi c'è la Francia che dovrà impegnarsi per l'anno 2013 al di là delle misure di riduzione dei costi recentemente annunciate. Se la Francia "non cambia politica", l'UE prevede un disavanzo del 5,3% e 5,1% negli anni 2012 e 2013. Queste previsioni sono alla stato attuale dei fatti e in attesa di nuove decisioni di politica fiscale da prendere. Questo è vero sia per eventuali interventi di salvataggio per la Francia e l'Italia, che per i tagli fiscali mirati in Germania. Il deficit tedesco, secondo la Commissione è notevolmente al di sotto del limite di Maastricht nel 2011 con l'1,3% e nel 2013 la proiezione prevede una ulteriore discesa dello 0,7%. Rehn ha dichiarato che i tagli fiscali tedeschi sono probabilmente la manovra politicamente più significativa dal punto di vista attuale e fiscalmente accettabile. Per l'area dell'euro, la Commissione prevede un deficit di bilancio pari al 4,1% del Pil quest'anno e 3,4% l'anno prossimo.
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giovedì 10 novembre 2011
L'euro tiene, anzi cresce rispetto al dollaro
Oggi la moneta unica ha guadagnato terreno nei confronti del dollaro, dopo esser scesa al di sotto di 1,35 dollari per la prima volta in un mese, ma è rimasta sotto pressione per le preoccupazioni crescenti per l'economia italiana. Oggi pomeriggio l'euro ha riconquistato quota 1,3642 contro dollaro, rispetto a 1,3543 di ieri mercoledì. Stamane l'euro è sceso a 1,3484 dollari, il livello più basso dal 10 ottobre. Rispetto alla moneta giapponese, l'euro è salito a ¥ 105,90 contro 105,38 ¥ di ieri mercoledì. Il dollaro è caduto contro lo yen a ¥ 77,62 contro 77,79 ¥ ieri.I timori che l'Italia fosse costretta a cercare un aiuto esterno per evitare di cadere in default ha continuato ad essere presente nei cambi di oggi, nonostante la prospettiva delle dimissioni imminenti del premier Silvio Berlusconi. Queste preoccupazioni sono state particolarmente rafforzate dalla tensione sul tasso obbligazionario, i titoli italiani a 10 anni hanno raggiunto per la prima volta dal 1997 il 7,4%, un livello ritenuto insostenibile per i prestiti della terza economia dell'Eurozona. Al tasso del 7% è stato attivato, nel caso di Grecia, Irlanda e Portogallo, il processo che ha portato a richieste di finanziamenti esterni. I tassi italiani sono saliti a un livello oltre il quale il mercato mette in dubbio la capacità di rifinanziamento a lungo termine dell'Italia, hanno avvertito gli analisti di Commerzbank."In questi momenti, la leadership decisiva è necessaria, e in Italia, come in Grecia, queste continuano a mancare", ha osservato Commerzbank. Molti analisti europei indicano nel governo dimissionario il colpevole della situazione: "se il governo avesse adottato un ruolo più attivo nel processo di riforma fiscale un anno fa, l'Italia ora avrebbe evitato la crisi", ha commentato Jane Foley, analista di Rabobank, che crede che le misure che dovranno essere prese saranno dolorose." La situazione politica in Italia, tuttavia, sembra aver trovato il modo per uscire dall'impasse, infatti Berlusconi ha offerto il suo sostegno all'ex commissario europeo Mario Monti, che a capo di un futuro esecutivo, sta innescando una rinnovata speranza nei mercati, come dimostra il tasso italiano sul lungo termine, che nel corso della giornata è sceso verso il 7%. Altri dati sui cambi maturati nel pomeriggio di oggi sono: la sterlina inglese è caduta contro l'euro a 85,39 pence, ma è salita a 1,5977 contro dollaro. Il franco svizzero è stabile nei confronti dell'euro a 1,2311 franchi svizzeri, ma è salito a 0,9023 franchi svizzeri contro dollaro. L'oncia d'oro è stata quotata a 1766 dollari nell'asta della mattinata contro 1.784 dollari della notte di mercoledì. Lo yuan cinese ha chiuso a 6,3472 yuan contro dollaro rispetto a 6,3405 yuan di ieri.
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mercoledì 9 novembre 2011
Dieci anni per rilanciare l'economia globale
L'amministratore delegato del Fondo Monetario Internazionale, Christine Lagarde, ha avvertito del rischio che i prossimi 10 anni saranno denominati il "decennio perduto" per l'economia globale a meno che le nazioni non agiscano subito ed insieme per combattere le minacce alla crescita. Le parole di Lagarde riepilogano stranamente le parole pronunciate ieri a Berlino dal Cancelliere tedesco secondo la quale occorreranno 10 anni per uscire dalla crisi."Nel nostro mondo sempre più interconnesso, nessun paese o una regione può fare da solo", Lagarde ha pronunciato queste parole stamani in un discorso ad un forum a Pechino. "Sull'economia globale si stanno concentrando nuvole scure". Cina e India, con una dichiarazione separata, hanno raccolto l'invito alla cooperazione. Il leader del FMI ha continuato dicendo che "L'economie avanzate hanno una responsabilità speciale per ripristinare la fiducia e la crescita, mentre la Cina dovrebbe stimolare i consumi interni e permettere alla sua moneta di rivalutarsi. I leader europei stanno cercando la Cina come una potenziale fonte di fondi per alleviare la crisi del debito sovrano che minaccia di sommergere l'Italia, la terza più grande economia della zona euro.Cina e India hanno riconosciuto che l'economia globale è in una "fase critica", in una dichiarazione dopo la quinta riunione del cosiddetto dialogo finanziario tra le due nazioni, che di solito si tiene ogni anno."Nei mercati emergenti, dove la crescita è relativamente più forte, ci sono chiari segni che il rallentamento delle economie avanzate comincia a pesare su questi due paesi," hanno detto. "Di fronte a queste sfide, entrambe le parti hanno riconosciuto che il rafforzamento della cooperazione politica internazionale è necessaria in questo frangente". L'MSCI Asia Pacific Index è salito solo dell'1,1%. "Se non agiamo insieme, potremmo entrare in una spirale d'incertezza, d'instabilità finanziaria, e sarà possibile assistere ad un crollo della domanda globale", ha detto Lagarde. "In definitiva, potremmo trovarci di fronte un decennio perduto di bassa crescita e alta disoccupazione". Basta pensare al cosiddetto decennio perduto del Giappone nel 1990 che ha visto l'economia scivolare dentro e poi fuori dalla recessione crescendo a un tasso medio di circa l'1% all' anno dopo il collasso di una bolla immobiliare. In Asia, "I paesi devono prepararsi ad ogni tipo di tempesta che potrebbe raggiungere le loro coste", ha detto Lagarde. Ha poi ricordato che i piani organizzati da parte dei leader delle economie dell'Eurozona e del G20, nel corso del mese di ottobre per aumentare un pacchetto di salvataggio per la Grecia sono stati "passi fatti nella giusta direzione" per risolvere il problema. Ha poi annunciato che il Fondo europeo di stabilità finanziaria, EFSF, dovrebbe essere in grado di iniziare a raccogliere fondi nel mese di dicembre.
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martedì 8 novembre 2011
L’economia reale in crisi per il debito
Con la pubblicazione in questa settimana della serie di dati relativi alle produzioni industriali delle prime tre economie europee per il mese di settembre, si dovrebbe osservare un forte rallentamento delle statistiche reali in Europa, dovuto al progressivo avvitamento della crisi per il debito europeo. Le turbolenze che hanno interessato i mercati finanziari, dopo aver contagiato gli indicatori di fiducia e i livelli di consumi privati, sembrerebbero così giungere a condizionare anche l’andamento dell’economia reale e l’attività dei settori industriali. È questo il caso della produzione industriale tedesca, che, dopo aver registrato un aggiustamento già ad agosto per via del confronto con i livelli particolarmente elevati di luglio, a settembre segnala un rallentamento annuale dall' 8,4% all 5,4 % sulla scia del crollo degli ordini già segnalato dagli indici di fiducia PMI e IFO. Sorte analoga sembra destinata a caratterizzare l’evoluzione della produzione industriale in Francia, attesa in rallentamento a settembre da 4,4% a 3,9% su base annuale, mentre per l’Italia il ritmo di espansione dell’attività dovrebbe subire una correzione in proporzione ancora più pesante dal 4,7% di crescita annuale ad agosto all' +1,1% di settembre. Le politiche antidebito in corso di approvazione in Italia, in Francia, e già approvate in Spagna, Portogallo e Irlanda, potranno aumentare una contrazione dei consumi nei prossimi mesi con una possibile contrazione del Prodotto interno lordo dell'intera Eurozona.
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domenica 6 novembre 2011
Il Flop del G20 di Cannes
Ogni giorno che passa appare sempre più chiaro lo scenario povero di risultati riportati dal G20 di Cannes, dove l'unica cosa su cui tutti sembrano aver raggiunto l'accordo è la debolezza dell'Italia dopo la Grecia e la necessità di tutoraggio per la classe dirigente italiana. Giovedì sera a Cannes si è svolto un episodio divertente, dove i rappresentanti delle maggiori economie del mondo erano bloccati davanti uno schermo televisivo per seguire il dibattito parlamentare in Grecia - come se il destino della crescita mondiale dipendesse da un paese mediterraneo sotto i 22 milioni di abitanti. Mentre il primo ministro greco, George Papandreou, riusciva a ottenere la fiducia del suo parlamento, il G20, i cui membri rappresentano quasi il 90% della ricchezza globale, sembravano appesi ad un ennesimo episodio del dramma greco, troppo poco per un gruppo dirigente. Mai l'Europa è apparsa così debole sullo scenario internazionale. L'Eurozona non è stata in grado, in quasi due anni, di risolvere la questione del debito sovrano greco. Non è riuscita a prevenire gli effetti di un possibile contagio che potrebbero interessare l'Italia di oggi. Tutto questo ha dimostrato gravi lacune dell'unione monetaria, dove la necessità di salvare prima le banche che hanno in pancia miliardi di debito greco, soprattutto quelle franco-tedesche, ha prevalso sulla necessità di un razionale intervento forte attraverso un fondo creato ad hoc con un volume importante di risorse. Certo gli USA, dove era scoppiata nel 2008 la crisi delle banche, oggi non è in grado di dare una mano consistente agli alleati europei per risolvere la questione, con il debito che si ritrovano 3 volte superiore al PIL, Barack Obama si è presentato a Cannes con le tasche vuote. Oggi Washington non sembra in grado nemmeno di votare il suo piano per rilanciare l'occupazione. Sulla Croisette sono state le principali economie dei paesi emergenti a brillare iniziando dalla Cina. Nuovo paesaggio finanziario globale: il debito è a nord, le risorse al sud. Sarà difficile per gli europei salvare l'euro con i loro soldi. Rousseff, il presidente del Brasile, ha riassunto bene il pensiero dei suoi compagni dei paesi emergenti "BRIC" (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa), affermando che non aveva "alcuna intenzione" di finanziare il Fondo europeo per la stabilità finanziaria (EFSF). "Perché dovremmo farlo noi, se non lo fanno gli europei"? ha chiesto maliziosamente. Ha poi continuato esprimendo l'esigenza di usare con cautela le riserve accumulate dal suo paese "con il sudore del popolo brasiliano". Anche il presidente cinese Hu Jintao e il presidente russo Dmitry Medvedev non capiscono le sottigliezze di potenziare con il contagocce l'EFSF, sembra quasi si voglia giocare in sicurezza e non andare al FMI per aiutare i paesi europei che necessitano di aiuti. Dopo tutto, essi una volta davano lezione ai malati del Sud del mondo per i loro debiti. È giusto oggi che anche i paesi europei subiscano le dure condizioni del FMI.Il colpo basso però è arrivato da un paese europeo. Il primo ministro britannico David Cameron ha accolto con favore i progressi della zona euro nella risoluzione della crisi, pur riconoscendo che il Regno Unito sta "preparando i piani" per essere in grado di far fronte ad una eventuale scomparsa della moneta unica.
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